Marina di Grosseto, lavori iniziati nel 2006 tra le proteste. Poi gli abusi, lo stop e la sanatoria. Mai saldata MARINA DI GROSSETO. Dovevano essere settantadue appartamenti, due piscine, la sede del circolo nautico e vari negozi. Per realizzarli, lungo il canale San Rocco a Marina di Grosseto, 30mila metri quadrati di pineta hanno dovuto lasciare il posto a 8.500 metri cubi di cemento. Sono stati abbattuti 93 pini. A distanza di nove anni dalla presentazione della pratica edilizia, il risultato di quell'operazione è sotto gli occhi di chiunque, arrivando a Marina dalla strada Grossetana, giri nella prima strada che si trova a sinistra, via del Navigatore: al posto della pineta c'è un'enorme struttura non ancora terminata, abbandonata da circa due anni. A fermare il cantiere non è stata la protesta di abitanti e ambientalisti, che pure a suo tempo hanno dato battaglia. Né le leggi nate contemporaneamente alla posa della prima pietra, e che tutelano la pineta da speculazioni edilizie. Lo stop è arrivato per una multa da 69.538,65 euro che la ditta tarda a pagare al Comune per sanare alcune "difformità edilizie" riscontrate dai vigili urbani in un sopralluogo nel 2010: realizzazione di terrazze, verande di dimensioni diverse da quelle previste, modifica di alcune pendenze, lievi modifiche interne. E così, al posto della pineta, Marina si ritrova oggi con tre palazzoni lasciati a metà. È questa la storia della Cav (case appartamenti vacanze) della società cooperativa Acquamarina, con sede a Lucca (ma nata a Prato), di proprietà di Aldo Patrizio Mariotti, Assuntina Sani, Adriana Mariotti, Arturo Castellucci, Valerio Polvani, Mirella Grappolini, Gabriella Siveri, Bruna Guglielma Serafini. Tutto nasce nel 1996, quando il consiglio regionale approva la variante "Contesto porto di Marina" al Piano regolatore generale del Comune di Grosseto. La variante introduce la possibilità di costruire nella pineta lungo il canale San Rocco, nel quadrilatero compreso tra il depuratore, via Grossetana, via del Navigatore e, appunto, il Fossino, un mega complesso residenziale di settantadue case vacanze su due piani, con piscine e negozi. Per far posto al cemento, si prevede di abbattere 145 pini. Il 23 novembre 2006 il Comune rilascia l'autorizzazione alle opere. L'apertura del cantiere viene però accompagnata da un moto di proteste degli abitanti e di Legambiente. Come è possibile, si chiedono, che si abbattano tre ettari di pineta per far posto a delle case? Il percorso è stato questo: l'Acquamarina ha acquisito l'area un po' da privati un po' dal Comune. Per la parte di proprietà di quest'ultimo, paga 553.200 euro. Quindi, per ottemperare alle prescrizioni imposte dal vincolo idrogeologico che insiste su questa area, a fronte dell'abbattimento di 145 piante di "pino marittimo" così recita la convenzione l'Acquamarina (nel 2006) ha versato alla Provincia 7.800 euro di oblazione per il cosiddetto "rimboschimento compensativo". Si tratta, calcotrice alla mano, di 53 euro a pino. Cinquantatré. A compensazione del danno per il verde, la società si impegna a riqualificare «la pineta adiacente» ripiantando 130 piante, e a cedere poi l'area di 20.400 metri quadrati al Comune per fare una pineta a uso pubblico. I 40.544,50 euro del costo di questa sistemazione vengono scomputati dagli oneri di urbanizzazione. Passando al setaccio la documentazione, si scopre però che i 145 pini che l'Acquamarina aveva previsto di dover abbattere non sono tutti "pini marittimi", come scritto nella convenzione. Molti sono domestici, più pregiati e tutelati. Il cantiere viene subito bloccato e il Comune è costretto a un imbarazzante sopralluogo per controllare le piante una a una. Alla fine non ci sono proteste che tengono: nonostante il calcolo iniziale venga corretto, nel giro di due giorni cadono sotto i colpi delle motoseghe 93 pini, dei quali 63 di interesse forestale e paesaggistico. Il cantiere si mette all'opera tra l'altro occupando anche parti di strada e parcheggio pubblici in via del Navigatore, oltre che parte dell'accesso al canale San Rocco e nel giro di quattro anni nella pineta vengono tirati su tre maxiblocchi color salmone, uno lungo il canale e gli altri due perpendicolari ad esso (uno lungo la strada e l'altro parallelo ad essa sul lato del depuratore). Nessuna traccia di negozi, né di circolo nautico: solo case. Anche delle piscine non c'è traccia: c'è solo uno spiazzo fra i tre blocchi dove non compaiono pini, abbattuti per far posto a una vasca da adulti e una per bambini mai nemmeno iniziate. Rimangono da completare i lavori esterni e anche della nuova area verde da restituire all'uso pubblico non si vede l'ombra. Il cantiere è infatti fermo da almeno un paio d'anni. Il blocco lungo la strada è stato più o meno completato: ci sono gli infissi e anche i portoncini blindati. Gli altri due sono più indietro. Il cantiere è ancora tutto lì, a occupare anche un pezzo di strada. Tutto fermo, tutto abbandonato, immerso nell'erbaccia. Eppure i cinque anni dal rilascio dell'autorizzazione entro cui l'opera andava completata sono passati ne sono passati nove per la precisione ma il destino della Cav resta sospeso. Come mai? Come accennato, nel 2010 i vigili urbani scoprono, durante un sopralluogo, che alcune cose sono state costruite in modo diverso rispetto al progetto iniziale. Il blocco B era stato realizzato in posizione differente rispetto al previsto, c'erano delle terrazze non preventivate, erano state modificate delle pendenze sulle coperture delle verande. Essendo una zona vincolata, non si possono fare delle variazioni in corso d'opera e dunque questi sono da ritenersi abusi. La società presenta al Comune di Grosseto la domanda di sanatoria che, nel 2012, viene accettata dalla commissione paesaggistica. Anche la Soprintendenza ai beni paesaggistici dà l'ok. Ma la sanzione non è stata ancora pagata, quindi la concessione edilizia è, per così dire, "sospesa" e Marina si ritrova con un piccolo villaggio di 72 appartamenti non finiti al posto della pineta. E un grosso punto interrogativo sul suo destino.
GROSSETO - Quei 72 appartamenti al posto di 93 pini. E il cantiere fermo
Nel 2006, la società Acquamarina inizia i lavori per la costruzione di una Cav (case appartamenti vacanze) a Marina di Grosseto, in Toscana. La società aveva ottenuto l'autorizzazione alle opere dal Comune di Grosseto, ma la costruzione è stata fermata a causa di proteste degli abitanti e di Legambiente. Nel 2010, i vigili urbani scoprono che alcune cose sono state costruite in modo diverso rispetto al progetto iniziale, e il cantiere viene bloccato. La società presenta la domanda di sanatoria, che viene accettata nel 2012, ma la sanzione non è stata ancora pagata.
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