Si tratta, a ben vedere, della zona archeologica di maggior interesse e importanza della città, studiata da universitari Impressiona e non poco lo stato di abbandono e degrado che si registra a ridosso dell'area archeologica di Monte Sant'Angelo, del fabbricato-foresteria posizionato subito dietro la chiesa di Pompei e dell'area archeologica di via Santa Maria. Si tratta, a ben vedere, della zona archeologica di maggior interesse e importanza della città. Da diversi anni, nell'area scavano con grande impegno gli studenti dell'Università di Messina. Sulla questione, è intervenuto in maniera forte lo storico licatese Calogero Carità che ha denunciato l'abbandono nella zona. Carità ha indirizzato la sua nota alla SOpRINTENDENZa di Agrigento, al Comune, all'Università di Messina e alla Pro Loco di Licata. "Questa lettera - si legge nella nota di Carità - per denunciare lo stato di abbandono e di degrado totale, anche per l'assenza di custodia e di una recinzione adeguata, in cui si trova l'importante area archeologica di Monte Sant'Angelo che dovrebbe essere considerata un valore aggiunto per la storia della città e per la sua promozione turistica". Nel mirino finisce in particolare l'esposizione delle domus. "Se le domus sono protette dagli agenti atmosferici da una serie di tettoie che meriterebbero un minimo di manutenzione periodica - evidenzia Carità - non sono affatto protette dai vandali, dagli escursionisti, dalle scolaresche e dai visitatori ai quali dalle "guide" di qualche associazione locale è consentito entrare nel perimetro delle antiche abitazioni e quindi calpestarne le pavimentazioni e quelle poche quadrelle d'argilla salvatesi dalla generale distruzione che ora risultano in gran parte frantumate". Il monito di Carità è perentorio, sulla sorte delle domus. "Se non si interviene periodicamente per la salvaguardia delle domus, nel giro di dieci anni di esse non resterà nulla se non le foto a corredo delle pubblicazioni del professor La Torre che ha curato gli scavi e le ricerche sul monte Sant'Angelo. Questo triste destino peraltro hanno già subito le domus portate alla luce verso la fine degli anni novanta nella parte alta di via Santa Maria dalla dottoressa Armida De Miro, oggi interamente coperte dalle erbacce". Nella sua missiva indirizzata agli Enti interessati, Carità chiede: "di predisporre un programma di interventi di manutenzione a tutela delle domus di monte Sant'Angelo, di far ripulire dalle erbacce sia l'area archeologica che di Via Santa Maria, di dotare l'area delle domus di una recinzione chiusa da cancelli, di far ripulire il fabbricato-foresteria lato chiesa di Pompei, di ripristinare gli infissi e la porta di accesso e di assicurare i cancelli di questo fabbricato e quello di accesso all'area con adeguati lucchetti di sicurezza, di ripristinare i cartelli illustrativi nell'area delle domus, di dare precise indicazioni alle associazioni locali che guidano visitatori e scolaresche nell'area archeologica perché impediscano l'accesso nei vani delle domus". GIUSEPPE CELLURA 09122014
SICILIA Beni culturali e degrado. Un allarme da Carità per monte S. Angelo Le domus a rischio
L'area archeologica di Monte Sant'Angelo a Licata è stata oggetto di critiche per lo stato di abbandono e degrado. Lo storico Calogero Carità ha denunciato l'abbandono e ha chiesto interventi per la salvaguardia delle domus e dell'area archeologica. Carità ha inviato una lettera ai vari Enti interessati, richiedendo la manutenzione delle domus, la pulizia dell'area, la recinzione e la sicurezza dell'area, nonché la protezione delle associazioni locali che guidano visitatori e scolaresche nell'area. L'area è stata scavata dagli studenti dell'Università di Messina e ha subito danni a causa dell'assenza di custodia e di recinzione adeguata.
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