MA PERCHE dobbiamo a tutti i costi farci del male? Eppure Firenze è nata e cresciuta sotto i migliori auspici. Un ambiente geografico di forte suggestione che ha fornito la scena a una grande storia, punteggiata di personalità ed eventi spesso straordinari; un patrimonio insomma che ha garantito fino a poco fa, a chi ha avuto la ventura di poterne godere, gratificazione intellettuale, buoni ritorni economici e benessere sociale. Sembra però che in questi ultimi tempi l'incantesimo si sia rotto. Le motivazioni possono essere tante o una sola; ma sta di fatto che nei confronti del patrimonio artistico sembra essersi scatenata una sorta di astio, che parte da un preoccupante abbassamento dei livelli di tutela (è legittimo ci si domanda in un mondo come quello odierno far viaggiare in lungo e in largo oggetti che si qualificano per la loro unicità?) per arrivare a posizioni concettuali che tendono ad annullare la percezione della sua 'utilità' socio-culturale. Si è sollecitati a questi pensieri dalla notizia inquietante che di nuovo un numero rilevante di opere di primaria importanza sta per partire da Firenze (questa volta per la Cina) per una mostra che, come in altri casi in un passato recente, rischia di risolversi e non solo per la città ma per l'intero Paese in un vero e proprio boomerang a livello di immagine. Ma davvero c'è ancora chi crede che questi spostamenti massicci servano a dimostrare la nostra ricchezza in termini di cultura? O non danno piuttosto ragione a coloro che sostengono con sufficienza che tanto «gli italiani non sanno quello che hanno»? E d'altro canto: quali si pensa siano le reazioni di coloro che, arrivando nei nostri musei, li trovano sguarniti di opere che sono riprodotte in tutte le guide e che legittimamente si attendono di vedere? Si pensa davvero che essi divulgheranno un'immagine positiva della loro esperienza, e che questo giovi al turismo? E tralascio di proposito altri inquietanti interrogativi di natura culturale. Anche i Futuristi pensavano che si dovessero distruggere i musei, ma per far posto all'arte nuova. Una convinzione che dunque, visti i precedenti storici, potrebbe anche non scandalizzare oggi, se non fosse che qui non si pensa proprio a nulla di sostitutivo. Assai meno legittima è poi l'azione che a una tale convinzione (fortunatamente convinzione di pochi) fa seguito, dato che a subirne le conseguenze è un'intera comunità. Una comunità che, prendendo finalmente coscienza di quanto le sta accadendo, si auspica riesca a trovare in se gli anticorpi necessari alla difesa dei propri interessi.
UFFIZI - Perché ci facciamo del male?
Un articolo di giornale esprime preoccupazione per lo stato del patrimonio artistico di Firenze, che sembra essere in declino. L'articolo accusa alcuni di non apprezzare il valore culturale delle opere d'arte e di volerle distruggere per far posto a nuove opere. Si lamenta anche dell'abbassamento dei livelli di tutela e della mancanza di una reazione adeguata da parte della comunità. L'articolo chiede se ci sia ancora chi crede che le opere d'arte siano un segno di ricchezza culturale e se non piuttosto dimostrino la mancanza di cultura da parte di chi le sposta.
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