«NONè questione di fare il "nemo propheta in patria"- aggiunge Vergano- ma scoprire in America quanto è apprezzato il lavoro che fai tutti i giorni a Torino ci lascia sorpresi, perché quella che per noi è normalità qui viene giudicata come un qualcosa di straordinario ». L'entusiasmo è evidente. «È la diciassettesima tournée che facciamo negli ultimi dieci anni», spiega il sovrintendente. Il "Guglielmo Tell" di Rossini diretto da Gianandrea Noseda è la prima opera integrale che un teatro italiano porta negli Usa in forma di concerto. È una scelta combinata da Noseda con la Carnegie Hall attorno cui sono germogliati i due sold-out di Chicago e Toronto, il concerto di ieri pomeriggio alla Carnegie Hall, il galà a Eataly a New York, i concerti di stasera al Palazzo di vetro dell'Onu e di domani ad Ann Arbor, Michigan. Vergnano, quali sono le prime impressioni dalle grandi sale americane? «La Roy Thomson Hall di Toronto ha 2.600 posti. È una delle cose più belle al mondo, ancora più del Parco della musica. In Italia non abbiamo nulla di simile. Nel foyer è esposto il pianoforte su cui Glenn Gould ha inciso la seconda versione delle "Variazioni Goldberg". Anche l'Harris Theater di Chicago è una sala bellissima, con dietro un'enorme arena aperta verso il parco». E poi è uno spazio leggendario, la Carnegie Hall di New York, non è vero? «Esibirsi lì è un'emozione, un punto d'arrivo per qualsiasi complesso al mondo. Un luogo dove nella storia hanno suonato solo i più grandi. Alla Carnegie non fanno produzione: ospitano soltanto, ma lo fanno a livelli altissimi. Sapere che ci hanno voluto loro è una tappa fondamentale nella vita del Regio» Com'è l'accoglienza del pubblico americano? «Se ci piacesse vincere facile avremmo portato "Traviata". Ma noi amiamo le grandi sfide. Così ogni volta ci emozioniamo perché alla fine del "Tell", quattro ore di musica non facile, in italiano con i sottotitoli, scatta la standing ovation generale che ripaga gli artisti e il lavoro organizzativo dietro questa tournée Non siamo abituati a questo calore, lo stesso che abbiamo trovato in Giappone. È un pubblico molto più caldo di quello italiano: anche se la platea torinese va detto - è molto migliorata ». Cosa insegna questa tournée al Regio del futuro? «Con Gaston Fournier-Facio si è creata una grande intesa sulla disponibilità a portare cose nuove. Le prossime stagioni avranno grandi novità. Il Regio deve guadagnarsi ogni giorno la fiducia del suo pubblico, e anche di quello che non ha ancora e che vorrebbe raggiungere». E a chi governa la cultura in Italia? «Nel mondo nessuno comprende come facciamo a non sfruttare e valorizzare i beni musicali, museali e paesaggistici in cui siamo primi. Chi governa la cultura nel nostro Paese - ma ognuno di noi lo deve fare a partire dal proprio comportamento individuale - deve capire che i teatri che fanno grande musica sono una risorsa importante per tutti: un investimento e non uno spreco, perché mettono in gioco l'intero sistema economico».
Il Regio negli Usa Vergnano: "Qui viene apprezzato il nostro lavoro"
Il Regio Opera di Torino sta per completare la sua diciassettesima tournée negli Stati Uniti con un concerto alla Carnegie Hall di New York. Il direttore Gianandrea Noseda ha scelto di esibirsi in forma di concerto, con l'opera "Guglielmo Tell" di Rossini. Il sovrintendente del Regio, Vergnano, descrive l'entusiasmo del pubblico americano, che lo considera un evento straordinario. La tournée è stata un successo, con sold-out a Chicago e Toronto, e il Regio ha ricevuto l'accoglienza calorosa del pubblico americano.
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