Vincolati ma abbandonati. E' questo, in molti casi, il destino dei numerosi beni architettonici che sono presenti nel nostro centro storico e individuati negli anni come di "interesse culturale". Una presenza discreta ma diffusa, con palazzi, archi, portali e cortili per i quali si è ritenuto necessario garantire una tutela che ne monitori la cessione, la variazione d'uso e imponga rigide "linee guida" rispetto agli interventi strutturali, ma che in genere versano in condizione di abbandono. Sia che si tratti di strutture private (la maggioranza dei casi) o di beni inseriti all'interno del demanio pubblico, purtroppo, ciò che manca è una seria politica di recupero e fruizione del nostro patrimonio architettonico, e il motivo è sempre lo stesso: mancano le risorse economiche. "Questo non giustifica l'abbandono del bene - spiega il soprintendente di Agrigento, Caterina Greco -, dato che il vincolo impone al proprietario di adempiere anche agli obblighi di conservazione, pena una serie di conseguenze come diffide, eventuali azioni in danno e, in casi particolari, anche la denuncia per distruzione di bene monumentale. E' anche vero, però, - continua - che se come amministrazione regionale fino a qualche anno fa, in alcuni casi, potevamo intervenire in maniera sostitutiva, adesso non abbiamo più risorse necessarie per anticipare queste somme. Ciò significa - continua Greco - che possiamo svolgere il nostro lavoro in termini di vigilanza e sollecito e ove necessario anche farci carico delle perizie, ma non possiamo finanziare gli interventi". Stesso discorso vale per eventuali lavori in emergenza. "Il fondo per lavori in regime di somma urgenza - aggiunge il soprintendente - è stato largamente speso, perché inferiore a quanto necessario, ed è tra l'altro destinato primariamente ai beni di proprietà pubblica. In tal senso - aggiunge - importante è il contributo da parte dei Comuni, dato che si tratta dei nostri partner naturali nella sostituzione al privato, ma sono i diretti responsabili nei casi in cui il degrado di un bene si trasforma in un problema di pubblica incolumità". Peccato, però, che anche i Comuni siano ormai in molti casi (Agrigento in testa) privi delle risorse anche per gli interventi in danno, con una generale diffusione di "transennamenti" più o meno artigianali, e soprattutto privi di un parco progetti utile a consentire il recupero e la fruibilità delle strutture che gli appartengono. E se la stessa Greco precisa come i vincoli attribuiti negli anni siano genericamente "da rivedere", tutto sembra demandato alla capacità "imprenditoriale" dei privati. "Un privato - spiega il soprintendente - ha meno vincoli di un ente pubblico rispetto a determinati aspetti, ed è quindi pensabile che si inizino a realizzare progettualità, rivolte a singoli beni o ad intere aree, per tentare di avere il finanziamento per consentirne la valorizzazione. Ovviamente stiamo parlando di una idea di riconversione intelligente, che tuteli l'aspetto storico e architettonico ma che possa costituire una realtà produttiva. Dal nostro punto di vista - aggiunge Greco - l'obiettivo è la conservazione, non il congelamento, anche perché se un bene non vive, non viene fruito, è destinato a morire. Siamo quindi disponibili a fare la nostra parte come SOpRINTENDENZA ed accompagnare i privati in un percorso di questo tipo". Gioacchino Schicchi 07122014
SICILIA - Beni storici e monumentali tanti vincoli, ma pochi soldi
Il patrimonio architettonico del centro storico di Agrigento è in condizione di abbandono, a causa della mancanza di risorse economiche per il recupero e la fruizione. I beni architettonici sono stati identificati come di "interesse culturale" e sono stati soggetti a vincoli che impediscono la cessione, la variazione d'uso e gli interventi strutturali senza autorizzazione. Tuttavia, la soprintendente di Agrigento, Caterina Greco, afferma che il vincolo non giustifica l'abbandono del bene e che il proprietario è tenuto a adempiere agli obblighi di conservazione.
Artista / Persona
Bene culturale
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