La valorizzazione dell'insediamento voluto dagli imperatori Claudio e Adriano CHIUDERÀ il 2014 con più di 10 mila visitatori. Con un incremento del 400 per cento rispetto allo scorso anno. E se ancora non è un traguardo definitivo per la sua valorizzazione, di sicuro si tratta di «una tappa di avvicinamento incoraggiante » per la Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma, che punta a incrementare le aperture di questa straordinaria area archeologica, prima poco conosciuta al grande pubblico. Parliamo di Portus a Fiumicino, l'antico insediamento marittimo voluto dagli imperatori Claudio e Traiano come porto di Roma. Negli anni, gli scavi condotti dalla Soprintendenza, dalla British School at Roma e dalle università di Cambridge e di Southampton hanno svelato l'esistenza di moltissime strutture di questa città perduta, dal Palazzo Imperiale con il suo anfiteatro ai cantieri navali, fino al Faro e ai canali che collegavano l'antico porto di Roma (per 500 anni il più esteso del mondo antico, capace di accogliere 150 navi alla volta) alla città. Per alcune ricerche, ad affiancarli è stata anche Sarah Parcak, professore associato presso l'Università dell'Alabama e pioniera dell'archeologia spaziale, celebre per le sue scoperte realizzate attraverso le immagini satellitari, che l'hanno portata a identificare siti sepolti in tutto il mondo, da tombe e piramidi in Egitto alle rovine dell'Impero romano in Africa e in Europa. Proprio a questa sua avventura è dedicato il documentario prodotto dalla Bbc "Roma: l'Impero dallo spazio", in onda domani su History (canale 407 di Sky) alle 22, che racconta anche delle sue ricerche a Portus. Professoressa Parcak, ci racconta dei suoi studi a Portus? «Ho collaborato alcuni anni fa con il team del Portus Project per individuare la posizione di una serie di strutture antiche: strade, magazzini, canali e il vecchio percorso del Tevere. Ma anche l'anfiteatro del Palazzo imperiale e il leggendario Faro, costruito dall'imperatore Claudio nel primo secolo d.C.». A cosa hanno condotto le vostre scoperte? «A una maggiore conoscenza del sito. L'arena, ad esempio, è stata trovata in un'area inaspettata. E questo ci spinge a farci nuove domande, perché se la parte divertente dell'archeologia è certo scoprire nuove strutture, lo scopo principale è quello di capire meglio cosa accadde nell'antichità. Come e perché si decise di costruire qualcosa in un certo sito». Le tecnologie satellitari come possono aiutare la ricerca sul campo? «Attraverso i dati e le immagini satellitari riusciamo a vedere cose altrimenti invisibili dalla superficie, a occhio nudo. Possiamo individuare strutture sepolte, seguendo modelli e forme che appaiono innaturali, e selezionare aree specifiche in cui poi scavare, risparmiando così tempo e risorse con campagne mirate. Il potenziale è enorme. Anche perché le tecnologie migliorano continuamente. Proprio ora è stato lanciato un nuovo satellite, il WorldView-3, capace di fornire dati due volte migliori di quelli che usai, ad esempio, per analizzare Portus». A proposito di Portus, continuerà le sue ricerche lì in futuro? «Mi piacerebbe moltissimo proseguire la collaborazione con il team di Simon Keay (Università di SouthamptonBritish School at Rome ndr) perché credo che il sito abbia ancora molte sorprese da riservare, come del resto rivelano le scoperte degli archeologi ogni anno. E con nuovi dati satellitari credo saremmo ora in grado di vedere di più». Su quali altri progetti sta lavorando? «Con i colleghi egittologi sperimenteremo nuove tecniche di analisi satellitare in molti siti del Delta del Nilo, dell'Egitto settentrionale e dell'antica Nubia. Ma sto anche lavorando a un progetto che mira a individuare nuovi siti ricchi di fossili in Kenya».
Archeologia satellitare per il Portus di Fiumicino
Il sito di Portus a Fiumicino, costruito dagli imperatori Claudio e Adriano, è stato visitato da oltre 10.000 persone nel 2014, con un aumento del 400% rispetto allo scorso anno. La Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma punta a incrementare le aperture di questa area archeologica. Gli scavi hanno rivelato strutture come il Palazzo Imperiale, l'anfiteatro e i cantieri navali. Sarah Parcak, professore associato presso l'Università dell'Alabama, ha collaborato con il team del Portus Project per individuare la posizione di strutture antiche. Le sue scoperte hanno portato a una maggiore conoscenza del sito e hanno sollevato nuove domande sulla sua costruzione.
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