Unuovo direttore verrà trovato per guidare, insieme, Galleria d'Arte Moderna e Museo di Rivoli, allo scopo di farne un unico grande polo di arte moderna. I tempi sono quelli dei tagli e ci rallegra sapere che comunque i due musei resteranno attivi. Ma che sia "ovvio" unificare le sorti di una Galleria che solo da pochi anni ha ricominciato a gratificare i torinesi, offrendo mostre come Renoir e un museo di arte contemporanea con una forte propensione verso l'arte povera nato in un'ala di un castello sabaudo con lo scopo di colpire i visitatori tra arte antica e arte contemporanea è un altro discorso. Fino a prima della sua chiusura la Galleria d'Arte Moderna aveva offerto, perlopiù attraverso le sue collezioni, prevalentemente opere della prima metà del '900, mentre Rivoli, per parte sua, era partita con i più importanti maestri tuttora in vita dell'arte americana e italiana. Se lo scopo era ovviamente lo stesso, varrebbe anche la pena di spiegare come mai, per molti anni, l'uno e l'altro museo abbiano avuto direttore italiani e stranieri, personaggi nazionali, consigli di amministrazione nominati dalla politica e concorsi del tutto diversi per giungere a nominarne i vertici. Diciamo invece che, alla luce di una serie di avvenimenti recenti, tra i quali il primo fra tutti è l'onere di alleggerire le casse, si è deciso che un solo direttore poteva bastare. Mi auguro che i due musei, e soprattutto quello più in difficoltà di Rivoli, continuino a fare mostre e a sopravvivere, almeno non meno bene di quanto facciano ora. Attilio Capezzi, via mail Gentile signor Capezzi, grazie per le sue molte e attente osservazioni che ho dovuto in parte tagliare. Fa piacere sapere che qualcuno analizza nei dettagli le politiche, in questo caso quelle culturali, di chi ci amministra. Non posseggo sufficienti competenze nel ramo per dirle se condiviso appieno le sue osservazioni, ma ho sufficiente memoria per ricordare come il Museo di Rivoli venne aperto con l'obiettivo, non così secondario, di trasformare Torino in uno dei principali poli di attenzione a un'arte contemporanea che a quell'epoca aveva effettivamente poco a che vedere con collezioni e mostre della Gam né, tantomeno, voleva diventarne un concorrente. Poi le cose sono andate diversamente. Torino è diventata in altri modi, con fondazioni private e manifestazioni quali Artissima, un polo d'arte contemporanea che certamente include anche Rivoli, un museo che per altro, nella povertà di mezzi e perfino di trasporti, ha continuato spesso a ben far parlare di sé. Potrà un unico direttore guidare entrambe gli enti? Probabilmente sì, purché attento a salvaguardarne identità e diversità.