Documento contro Piazza Dante. «Mart e Albere, vogliamo dire la nostra» Gli artisti trentini dicono «no» all'abolizione della percentuale dell'1 della finanziaria destinata alla realizzazione di opere d'arte per l'abbellimento di edifici pubblici. In un documento elaborato in questi giorni, 480 artisti chiedono alla Provincia di rivedere la scelta. «L'arte pubblica scrivono è un investimento, è cultura per il futuro e contribuisce a sviluppare lavoro e reddito in un territorio». TRENTO. Una presa di posizione così compatta, forse, nel campo dell'arte non si era mai vista. Almeno in Trentino: associazioni e professionisti uniti per dire «no» alla riforma della legge sulle opere d'arte. Con un appello: «L'arte pubblica dicono è un investimento, è cultura per il futuro e bellezza per la comunità». A unire ben 480 artisti trentini (ordinati per associazione di appartenenza) è stata la votazione, «in quinta commissione provinciale si legge nel documento elaborato in questi giorni , in una mera logica di taglio delle risorse, dell'abolizione della percentuale dell'1 attualmente destinata alla realizzazione di opere d'arte per l'abbellimento di edifici pubblici riservando come "aiuto pubblico all'arte" 10.000 euro lordi per le realizzazioni pubbliche che vanno dall'uno ai tre milioni di euro, 15.000 euro per le opere sopra i 5 milioni e 20.000 euro per quelle oltre i dieci milioni». Cifre lorde dall'«imbarazzante limitatezza», osservano gli artisti, «che permetterebbero l'acquisto di qualche dipinto ma non certo di una qualsiasi scultura». Di più: «Non si tratta di offensivi "aiuti pubblici all'arte" ma di regolari appalti-concorso rivolti a dei liberi professionisti per la fornitura e posa in opera di quadri, sculture, mosaici , affreschi, murales, installazioni che contribuiscano a valorizzare esteticamente ed economicamente gli spazi pubblici della collettività». Un'«arte del 2 per cento» (la percentuale prevista fino al 2010) che lo stesso ex assessore alla cultura Franco Panizza aveva definito «fantastica esperienza»: «Se oggi il Trentino è ancora più bello e riesce ad accettare anche nel difficile mondo dell'arte contemporanea le sfide che vengono dall'esterno aveva detto Panizza lo dobbiamo anche a quel piccolo esercito di artisti che è stato coinvolto». Riflessioni alle quali gli artisti aggiungono altre «semplici considerazioni». «Le opere d'arte si legge nel documento vengono assegnate attraverso concorso pubblico a cui partecipano 40-50 artisti di tutta Italia che investono il loro tempo e i loro soldi per proporre delle opere specifiche per il luogo assegnato. Il denaro pubblico è speso con tutte le garanzie perché nella commissione è rappresentato l'ente appaltante, il progettista dell'opera, un esperto dei beni culturali e un artista». Non solo: «Le opere d'arte contribuiscono a sviluppare lavoro e reddito, visto che devono essere studiate, progettate, realizzate e messe in opera con l'aiuto di artigiani, tecnici, manovalanze». Ma l'arte pubblica, proseguono gli artisti, «è anche un investimento»: «È un patrimonio della comunità che rimane alla comunità». E, allo stesso, modo, è «cultura per il futuro»: «Tutti i Paesi avanzati investono in cultura, in creatività, in arte, perché sanno che il futuro per i giovani non è nel lavoro a bassa specializzazione e a bassi salari, ma nello sviluppo delle specificità di ogni territorio. Il Trentino deve decidere quale vuole». Gli artisti chiedono quindi «un incontro con i responsabili della cultura della Provincia per affrontare una serie di questioni quali una maggior apertura delle strutture» e per discutere «il tipo di gestione futura per il Mart e per Palazzo delle Albere». E ribadiscono: «Parlare di "aiuto all'arte" è squalificante perché è l'arte e gli artisti che aiutano la loro comunità lavorando per migliorare la vita donando dei barlumi di bellezza. Il problema non è aiutare l'arte, ma investire nell'arte buona per aiutarla a crescere perché il contrario è la bruttezza, il degrado e la mancanza di qualità».