ROMA Gli italiani oscillano tra «fatalismo cinico» e «obbligata solitudine» ed è una condizione che coinvolge tutto il corpo cittadino, che «vale per il singolo imprenditore come per la singola famiglia». Il Censis fotografa la situazione sociale in Italia all'interno del suo 48esimo Rapporto, ma quella dell'istituto socio-economico è l'istantanea di un "selfie": ne esce fuori l'immagine di un Paese narcisista e paralizzato dalla paura, dove i cittadini puntano l'obiettivo verso se stessi e non sul mondo esterno. Un'Italia terrorizzata, dove l'incertezza sul futuro coinvolge soprattutto i giovani: il 43 dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni afferma di sentirsi inquieto e di non avere una rete di protezione alle spalle. Solo il 12 del campione dichiara di sentirsi al sicuro. Non basta l'idea che il picco della crisi sia alle spalle, condivisa oggi dal 47 della popolazione (12 rispetto allo scorso anno): gli italiani continuano ad accumulare soldi nei depositi bancari, a mettere da parte provviste per tempi bui. Nonostante il presente non sia più così nero, è crollata la fiducia nel futuro. Il 60 degli intervistati crede che la povertà possa colpire chiunque da un momento all'altro, come uno spettro letale che si aggira tra le macerie del Paese. Quel 77 di cittadini che se avesse a disposizione entrate eccezionali, continuerebbe a tesaurizzare senza pensare alle grandi spese, è stato protagonista della vera spending review, quella che non ha bisogno di commissari speciali, ma dei consigli di famiglia. Il 44 degli intervistati dichiara di aver cambiato le proprie abitudini alimentari in seguito alla crisi, il 58 risparmia sul cinema e sugli svaghi. Il Paese che non riparte è il Paese che spreca talento e bellezza, che non riesce a valorizzare il cosiddetto "capitale umano" e il proprio immenso patrimonio culturale. È il quinto paese per presenze turistiche straniere al mondo, secondo Censis, ed è un settore che per la maggior parte si alimenta delle città d'arte. Nonostante questo il numero dei lavoratori culturali è inferiore a quello di Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, e l'intero comparto raggiunge un valore aggiunto di 15,5 miliardi, contro i 35 della Germania e i 27 della Francia. Chi non sa valorizzare la bellezza, non se la cava meglio con il talento: l'Italia non utilizza 8 milioni di individui - tra inattivi, disponibili a lavorare e disoccupati - di cui, la maggior parte, sono giovani tra i 15 e i 34 anni. Ci sono lavoratori sottoutilizzati - 2 milioni e 500mila part time involontari e 1 milione 200mila cassaintegrati - e sottoinquadrati: più di 4 milioni di persone, circa il 19 degli occupati, ricopre un ruolo per cui sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore a quello che possiede.