La Regione corregge il tiro e accoglie il 90 delle osservazioni Semplificazioni per i lavori in casa. Esultano le categorie FIRENZE. Il governatore Enrico Rossi esulta per «l'accordo con gli agricoltori» e «il superamento delle incomprensioni». Gianni Salvadori e Anna Marson, rispettivamente assessori all'Agricoltura e al Territorio, che fino a ieri sul Piano paesaggistico se le erano date di santa ragione, adesso si stringono la mano. Rewind. La giunta «ha accolto il 90 delle 605 osservazioni delle categorie», gongola Salvadori. Il Pit ora è molto più soft. Niente più licenze a costruire per impiantare nuovi vigneti e niente più insuperabili paletti all'ampliamento dei filari. Addio al no assoluto alle cave sopra i 1.200 metri di altitudine e nei circhi glaciali delle Apuane per i siti marmiferi ancora attivi. Regole più flessibili per la nascita di nuove serre, via i vincoli per le aree oggi sotto tutela ma ormai «degradate». Cambio di rotta. Marson è convinta. Il pacchetto che per mesi ha infiammato industriali del marmo, ambientalisti e agricoltori non ha subito grossi cambiamenti e, anzi, «grazie al confronto abbiamo migliorato il testo». Inoltre «è inalterata la funzione di salvaguardia». Eppure le modifiche approvate dalla giunta hanno il sapore di una retromarcia. Vino e gioia. Da ieri sono rassicurate le eccellenze del vino nel Chianti, a Montalcino, a Bolgheri o in Maremma. Potranno essere reimpiantati nuovi vitigni se non comporterà cambi di pendenza né sbancamenti. È consentita la nascita di nuove vigne. «Ma non si potranno creare distese di filari che stravolgano lo scenario toscano - spiegano in Regione - Andranno alternate a vuoti e a corsi d'acqua». «Non c'è mai stato il piano blocca-sviluppo», dice Marson, «ma non abbiamo certamente risposto positivamente alla calunnie». In questa direzione anche le scelte sul riutilizzo dei boschi. Arbusti e foreste proliferate negli ultimi anni con l'abbandono delle coltivazioni si potranno riconvertire all'agricoltura. Serre e cave (quasi) libere. Anche i vivaisti del Pistoiese tirano il fiato. Potranno sorgere nuove serre, basta non si avvicinino ai siti di interesse comunitario come la Piana fiorentina e a zone protette come il lago di Focognano. Varianti destinate a riaccendere le polemiche fra industriali del marmo e ambientalisti quelle sulle Apuane. L'impianto di base rimane quello dell'adozione di luglio, ma la giunta cede ancora, e su uno dei punti che erano parsi non negoziabili. Non c'è più lo stop all'attività estrattiva sopra i 1.200 metri e all'interno dei circhi glaciali. Nelle cave attive, anche quelle con concessioni ancora aperte ma non sfruttate, potranno proseguire o riprendere gli scavi col via libera di Regione e Comuni. Addio tabù Galasso. Imponente la semplificazione burocratica. Per alcuni perimetri di fiumi, laghi, litorali o boschi oggi sottoposti alla severissima legge Galasso non ci sarà più bisogno dei permessi se verrà accertata la perdita di valore paesaggistico. «Ma, sia chiaro, tutti i divieti a costruire e i vincoli idrogeologici restano». Per 32 tipi di lavori di edilizia (aprire una porta o una finestra di un capannone o una casa di periferia) non servirà più l'autorizzazione paesaggistica. Se gli interventi riguardano zone o quartieri indicati dalla Regione e dal ministero dei Beni culturali come non più meritevoli di tutela, basterà una semplice Scia. Le reazioni. Festeggia la Cia: «Il nostro lavoro ha dato i risultati auspicati», dice il presidente toscano Luca Brunelli. «Un'opportunità di crescita per lo sviluppo della regione», rimarca il capogruppo Pd in consiglio Ivan Ferrucci. Ironizza invece Paolo Marcheschi (Fdi) definendolo un «piano di imbarazzo territoriale».