Piazza Armerina. Allarmata segnalazione della sezione provinciale di "Italia Nostra" per l'edificio privato Piazza Armerina. Il patrimonio culturale e artistico di Piazza Armerina, e dell'Ennese, versa nel più assoluto degrado, in particolare a destare tanta preoccupazione lo stato in cui si trova il Castello Aragonese, che anche se appartenente da anni a privati è uno degli edifici di spicco tra le bellezze monumentali piazzesi, sito in pieno centro storico e a pochi passi dalla maestosa Cattedrale piazzese di stile barocco - gotico. A denunciarlo senza remore è la sezione provinciale dell'associazione "Italia Nostra", che ha sede a Piazza, il cui presidente, Giuseppe Anzaldi, ha esposto la situazione ai vertici regionali e a quelli provinciali, in una lettera. In particolare il presidente di Italia Nostra si è rivolto al nuovo assessore regionale ai BENI CULTURALI Antonio Purpura, e al soprintendente ai BENI CULTURALI ed ambientali di Enna, arch. Salvatore Gueli. Anche i passanti si accorgono che in effetti l'antico edificio di proprietà di una famiglia, che nel passato ha anche esternato la volontà di venderlo, data l'esosità dei costi manutentivi, versa in condizioni piuttosto fatiscenti, le erbacce infestanti coprono quasi interamente il prospetto che si affaccia su piazza Castello. Il presidente Anzaldi spiega: «Chiediamo alle autorità preposte di vigilare con maggiore intensità sullo stato di conservazione dei BENI e di prendere eventualmente i dovuti provvedimenti attivando, ove lo ritengano opportuno, dei piani di manutenzione su tutto il patrimonio e il libretto di manutenzione per ogni singolo bene. L'emblema di questa disfunzione è rappresentato dal Castello Aragonese di Piazza Armerina». Quindi Anzaldi entra nel vivo della problematica che interessa il vasto immobile: «Ad Italia Nostra risulta da varie segnalazioni e da sopralluoghi effettuati da nostri soci che questo complesso storico è in uno stato di completo abbandono che ne rende precaria la stabilità oltre che il decoro. Il Castello, già vincolato e adibito sin dal 1812 a carcere mandamentale fino agli anni '60 del XX secolo, successivamente è stato venduto a privati. Ma oggi è ridotto ad un manufatto semidiruto». Anzaldi elenca: «I prospetti esterni sono degradati e infestati da parassiti e folta vegetazione, con sconnessioni e discontinuità nei paramenti murari, sono in uno stato di avanzato deterioramento gli elementi lignei orizzontali con crolli diffusi delle strutture di copertura, che lasciano alla intemperie di completare l'opera di dissesto delle strutture, la struttura è vulnerabile anche da un punto di vista igienico-sanitario». Infine aggiunge: «Il Codice dei BENI CULTURALI e del paesaggio prevede che i privati proprietari possessori o detentori di BENI appartenenti al patrimonio culturale sono tenuti a garantirne la conservazione». Marta Furnari 05122014