I turisti che vengono a Bergamo, quando salgono al Castello di San Vigilio, 496 metri sul livello del mare, lo fanno sì per vedere tutta la città e il panorama che va verso ognidove. Ma lo fanno anche perché l'impatto emotivo della Bellezza proprio quella con la maiuscola, fatta di paesaggi, arte, monumenti e storia è una narrazione indelebile che migliora la nostra vita, qualcosa che abbiamo nel nostro codice genetico e al quale aspiriamo. Per questo l'ideale di ogni dirigente pubblico che gestisce la Bellezza, sana ambizione di una comunità viva, dovrebbe essere quello di partire simbolicamente da qui: un luogo alto, dove una visione ampia può aiutare l'immaginario a produrre idee per tutti. Invece se non ci fossero i volontari a gestirne l'apertura, il castello di San Vigilio, che ha superato i secoli assorbendo lotte, sofferenze, cambiamenti, sarebbe terra di nessuno. Noi abbiamo un problema con la Storia: ci sentiamo inadeguati, dunque la ignoriamo. Ma siamo sempre noi che dobbiamo fare la storia di oggi e adesso che ci troviamo il Castello trasformato in campo di battaglia delle scartoffie, dobbiamo constatare che stare troppo immersi tra carte e normative non aiuta chi gestisce il patrimonio paesaggistico a conoscerlo più intimamente, perché costretti a stare lontani dai luoghi che queste norme devono proteggere. È anche così che poi sfugge la costruzione di un traliccio in un luogo come questo. Se non sappiamo creare una visione condivisa su cardini fondamentali come Bellezza, territorio, paesaggio, dunque cultura, non sapremo mai riconoscere il buon profumo della fibra che dà origine all'immaginario: se consenti alla sciatteria di proliferare, come hanno fatto sino a oggi amministratori e politici (eletti da noi) e burocrati, sei complice di una società trasandata. Se i membri della società addetti alla gestione del bene pubblico a malapena riescono a maneggiare le proprie ansie escludendo se stessi e tutti noi dalla Bellezza, allora tralicci, sanatorie, autorizzazioni da interpretare daranno sempre vita a discussioni sul nulla: è il tratto distintivo dell'antimateria grigia di una classe dirigente non di rado inadeguata, egoriferita, noiosa. Nella «Città distratta» di Antonio Pascale, lucido e mesto ritratto di Caserta e dintorni, l'autore scrive con l'ausilio di un secondo io narrante, il quale ogni volta che termina il suo intervento utilizza un mantra ossessivo: «La risposta è stata. Il problema non è questo, ma un altro». Vi ricorda qualcosa, il ritornello? Non è che siamo inadeguati alla Bellezza? Perché la Bellezza non passa. Noi sì.
Bergamo. Inadeguati alla bellezza
Il Castello di San Vigilio a Bergamo è un luogo di grande bellezza e importanza storica. I turisti lo visitano per ammirare la vista sulla città e il paesaggio circostante. Tuttavia, la gestione del patrimonio paesaggistico è un problema, poiché gli amministratori pubblici spesso si concentrano su normative e carte anziché conoscere a fondo il luogo. Ciò porta a decisioni sbagliate, come la costruzione di un traliccio in un luogo come il Castello. La Bellezza è un concetto fondamentale che dovrebbe guidare la gestione del patrimonio, ma spesso viene ignorata.
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