Allarme rosso, trattative, tempi stretti. Ieri mattina, durante un convegno dedicato al Welfare, la voce di Fondazione Cariplo è tuonata per bocca del suo presidente Giuseppe Guzzetti che, nell'additare «ingiustizia e scorrettezza» della modifica fiscale contenuta nella Legge di stabilità, ha annunciato che salterebbero, tra l'altro, i contributi alla Scala e al Piccolo Teatro. Quindi la convocazione a Roma, dove in serata l'avvocato ha incontrato alcuni rappresentanti del governo. Le controparti hanno preso nota delle obiezioni e non è escluso lo spiraglio: pare ci sia ora un'apertura a lavorare su eventuali modifiche come l'eliminazione della retroattività della misura, in una trattativa «già faticosa». Il provvedimento che alza dal 5 al 77 per cento l'imposizione fiscale sulle rendite finanziarie degli 88 enti filantropici di origine bancaria, ricevuto il via libera dalla Camera, lunedì è passato al Senato; gli effetti sul non profit sarebbero gravi. «Le vittime non siamo noi ma i destinatari delle nostre erogazioni accusa Guzzetti Di fronte ad emergenze sociali dilaganti, e malgrado la volontà di sostenere il più possibile le arti, saremmo costretti a decurtare voci importanti e simboliche per Milano». Conti alla mano, ci sono apporti «ad altissimo rischio»: potrebbero sparire «in toto» i 6,2 milioni versati in media ogni anno alla Scala ( nel 2013 erano già scesi però a 3,2 , ndr), 800 mila euro al Piccolo Teatro, 900 mila all'Orchestra Giuseppe Verdi. Le decisioni sono rimesse alla Commissione Centrale di Beneficenza ma in certo senso già scritte: «Dovessimo versare 25-30 milioni in più di tasse ( lo stanziamento sul sociale passerebbe da 143 milioni a 110 , ndr) non toccheremmo i bandi, taglieremmo altrove, i contributi istituzionali». Nella «lista rossa» del colosso della beneficenza, primo erogatore di contributi al sociale in Lombardia dopo la Regione, appaiono anche Fai (250 mila euro nel 2013), Centro Nazionale Prevenzione-Difesa (200 mila). Sui tagli ieri è intervenuto anche Giuliano Pisapia, che ha raccolto l'appello del sovrintendente scaligero Alexander Pereira («nessuno si tiri indietro, altrimenti affondiamo»). Il sindaco ha spiegato: «Il momento è difficile, ma va capito che la Scala è un polo che porta sviluppo». Pisapia ha chiamato i finanziatori del Teatro «a uno sforzo in vista del 2015».