LUCCA Le più belle riproducono le immagini di guerrieri in armatura e cimiero, anche guerrieri teutonici, dell'ordine monastico militare e ospedaliero sorto in Terrasanta all'epoca della terza crociata. Un tesoro inestimabile giace, "stoccato", nella chiesa di San Romano, in attesa di un progetto reale e concreto: riunire in un percorso museale le trenta all'incirca lastre tombali asportate dal pavimento della chiesa quando - nel dopoguerra - fu rifatta la pavimentazione. «Quando le lastre vennero rimosse - ricostruisce la dottoressa Maria Teresa Filieri, alla guida della Soprintendenza di Lucca negli anni '90 - in San Romano c'erano ancora i religiosi. Era il dopo guerra: furono sistemate provvisoriamente in un braccio del chiostro con l'idea di musealizzarle. Quando, più tardi, grazie alla Fondazione Crl furono fatti i restauri della chiesa (a fine anni '90, ndr) le lastre furono catalogate e collocate in un altro ambiente, sempre nella chiesa. Era previsto che sarebbero state esposte nel chiostro una volta recuperato. Purtroppo ogni progetto si è fermato». L'ultimo è il progetto Piuss per San Romano (come quello per l'ex Manifattura e per piazzale Verdi sospeso dall'amministrazione per l'impossibilità di rispettare i tempi dei lavori imposti dai finanziamenti europei) che includeva anche il recupero di San Romano, seppure, sottolinea oggi la Soprintendenza, non si capisce perché il museo delle lastre tombali non fosse stato minimamente preso in considerazione in fase di stesura del piano di recupero dell'intero complesso. «Alcune lapidi sono molto belle - racconta la dottoressa Filieri -. Alcune molto consumate. Le più interessanti riproducono guerrieri in armatura. Venivano chiamati i "Guerrieri di San Romano", c'erano anche lapidi di guerrieri teutonici. Tra le lapidi più interessanti quella della contessa Capuana; in gran parte sono trecentesche, alcune del Quattrocento. Alcune lapidi sono più semplici, alcune ormai solo frammenti: tutte insieme formavano la pavimentazione di una zona della chiesa dove ancora ci sono tesori da restaurare, come il ciclo di affreschi di un allievo di Francesco Vanni e alcune decorazioni medievali. La sala capitolare di San Romano è unica a Lucca. Purtroppo, anche col restauro eseguito, la chiesa di San Romano era rimasta sottoimpiegata perché non visitabile. Un progetto che dovrebbe essere ripreso in mano, tutto San Romano andrebbe recuperato. Lasciarlo così è un vero peccato». Negli ultimi tempi le Belle Arti hanno riesaminato lo stato di conservazione delle lapidi tombali. «Si è proceduto - spiega la dottoressa Antonia D'Aniello, direttore dei musei nazionali - a integrare la catalogazione esistente delle lapidi. L'idea del percorso museale non è tramontata. È stato individuato lo spazio in cui collocarle: il corridoio fra la chiesa e l'aula capitolare, un'area oggetto di saggi. Ma il problema delle risorse è prioritario. E il museo non è un'effettiva urgenza». Fatta eccezione per gli addetti ai lavori della Soprintendenza, per storici e storici dell'arte, pochi oggi ricordano l'esistenza di questo tesoro ulteriore nel tesoro che di per sé è San Romano. Altro tassello di un mosaico tutto da ricostruire, vale a dire il recupero della zona ovest della città a suo tempo configurato come progetto Piuss. Poi tramontato, almeno nella prima versione, quella dei progetti licenziati in epoca della giunta Favilla che avevano ottenuto il benestare della commissione per i fondi Ue. Progetti poi sospesi dall'amministrazione in carica perchè viste le scadenze per i fondi e lo stato di avanzamento dei lavori pari in pratica a zero, la strada non era più percorribile. Intanto San Romano rimane lì, usato solo in rare occasioni e con sezioni che richiedono interventi. Da parte sua la Soprintendenzaconfida che vada in porto il recupero del Sant'Agostino per trasferirvi il liceo musicale ospitato oggi in San Romano: da qui potrebbe nascere il vero museo di San Romano in cui includere il "lapidarium" per il quale risulta, oltretutto, esistere già un progetto.