CIMABUE e Raffaello testimoni in tribunale. Il mondo della cultura bolognese, con illustri rinforzi internazionali, fa quadrato contro il progetto della mostra Felsina pittrice curata l'anno prossimo da Vittorio Sgarbi; e quest'ultimo, nel suo stile, contro-minaccia 130 querele e prende nota dei nomi, perché «naturalmente i firmatari non saranno invitati all'inaugurazione e se vorranno vedere la mostra dovranno pagare il biglietto ». L'idea di una grande mostra sulla pittura a Bologna Da Cimabue a Morandi è venuta mesi fa all'unico che possa farsi venire in mente progetti culturali molto costosi, Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae (filiazione culturale della Fondazione Cassa di Risparmio) che già aveva promosso in primavera la mostra blockbuster sulla Ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer. Sollevazione immediata di docenti, critici, curatori, soprintendenti della città, "battaglia di civiltà" sotto le bandiere di Italia Nostra: la mostra (del cui progetto in verità si sa ancora poco) è «priva di disegno storico e della benché minima motivazione scientifica», fiammeggia il testo della petizione scritto dal presidente nonché storico dell'arte Daniele Benati, è «un insulto alle opere». Punto d'attacco: la richiesta di prestito, per la mostra, di grandi capolavori, come la Santa Cecilia di Raffaello e la Maestà di Cimabue, custoditi in istituti statali o comunali o in chiese della città: «uno sconcio», «un assurdo trasloco di poche centinaia di metri», perpetrato «con la connivenza di chi dirige i musei», che i firmatari chiedono al ministro della Cultura Dario Franceschini di bloccare d'autorità. Firmano la petizione 130 intellettuali, tra cui alcuni notissimi, come lo storico Carlo Ginzburg, lo studioso dell'arte rinascimentale Antonio Pinelli, Keith Christiansen del Metropolitan di New York, Bruno Toscano della Fondazione Longhi, Steven Ostrow dell'Università del Minnesota, la storica dell'arte Anna Ottani Cavina. Delusione: il ministro si sfila, «non do le pagelle alle mostre, e non ho strumenti per bloccare un'iniziativa che non è del ministero». Sorpresa: mentre Roversi Monaco evita la polemica «sterile e insensata», l'assessore comunale alla cultura Alberto Ronchi si schiera con lui, suo antagonista storico: «È la sinergia giusta. Una mostra così o si fa con Genus Bononiae o non si fa proprio, né Comune né Stato hanno le risorse per farla. Il resto è una querelle tra bande». Più o meno quel che dice Sgarbi, per il quale la questione dei prestiti è solo il pretesto «di una lobby bolognese a cui dà fastidio che io agisca su materie che considerano loro». Ma inaspettatamente lascia cadere un ramo d'ulivo: «la mostra potrebbe anche farsi in Pinacoteca Nazionale» e non nella sede "privata" di Palazzo Fava. Del resto, in cambio dei prestiti eccellenti la Fondazione finanzierà la risistemazione di un'ala della Pinacoteca, «e questa è collaborazione, non connivenza », rimbecca il soprintendente Luigi Ficacci. E dunque, mentre il fronte anti- Sgarbi chiede a Franceschini di smentirsi («se anche il ministro s'arrende, siamo rovinati»), Benati si aggrappa allo spiraglio di una «mostra dislocata in un itinerario a tappe fra musei e chiese della città». Ma la "battaglia di civiltà" non è affatto archiviata.
BOLOGNA - "Fermate la mostra di Sgarbi"
130 intellettuali, tra cui storici, critici e curatori, hanno firmato una petizione contro la mostra Felsina pittrice, curata da Vittorio Sgarbi. La mostra, che dovrebbe esplorare la pittura bolognese dal Rinascimento a Morandi, è stata criticata per la mancanza di un disegno storico e di motivazione scientifica. I firmatari chiedono al ministro della Cultura di bloccare la mostra e richiedono il ritorno dei capolavori prestiti, tra cui la Santa Cecilia di Raffaello e la Maestà di Cimabue. Il presidente di Genus Bononiae, Fabio Roversi Monaco, ha promosso la mostra e ha richiesto prestiti di grandi capolavori.
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