L'INTERVISTA «LA MOSTRA Felsina Pittrice curata da Sgarbi, a differenza di Vermeer, è proprio il tipo di sinergia che il Comune ha a lungo cercato con Genus Bononiae. Un percorso espositivo su cui abbiamo ragionato insieme e da tempo e che per la prima volta mette insieme i musei civici, la Pinacoteca e Genus Bononiae. Dunque perfettamente in linea con il mio mandato». Stavolta l'assessore alla Cultura Alberto Ronchi sta dalla parte di Fabio Roversi Monaco. E difende Vittorio Sgarbi nella querelle che lo vede contrapposto a Italia Nostra e oltre 130 firmatari - tra cui Carlo Ginzburg, Anna Ottani Cavina, Jadranka Bentini e in primis Daniele Benati - che si sono appellati al ministro Franceschini perché blocchi la mostra. Assessore, non sarebbe stato meglio valorizzare il nostro patrimonio aiutando i nostri musei? «Parliamoci chiaro. Il Comune e anche lo Stato, visto che la Pinacoteca è un museo statale, non hanno le risorse per sostenere questo tipo di iniziative. Anche per i vincoli burocratici. Dunque o la si faceva con Genus Bononiae o non la si faceva proprio. Si tratta invece di una grande operazione a costo zero per l'amministrazione di valorizzazione del nostro patrimonio, anche dei nostri musei, che comunque prestano sette opere su un totale di circa 60 provenienti da altre raccolte. Peraltro il biglietto della mostra consentirà di visitare i musei civici con, ma il punto non è nemmeno questo». E qual è il punto? «Il punto è che questo è il futuro. Forse non è l'ideale ma è la realtà. La politica può indirizzare ma non ha le risorse per realizzare. Ci tengo però a precisare che il primo incontro con Vittorio Sgarbi risale a un anno fa e che abbiamo prima di tutto condiviso un progetto con Luigi Ficacci, soprintendente al Patrimonio artistico. Non è una mostra improvvisata in poche settimane come sento dire». E allora perché all'appello di Italia Nostra hanno aderito studiosi, curatori e critici non solo bolognesi? «Innanzitutto credo ci sia un problema generazionale, di persone che hanno fatto molto per questa città e per questo Paese, ma che ora che non sono più al centro delle scelte strategiche e hanno la tendenza a criticare qualsiasi cosa venga fatta che non sia conservativa. Sono gli stessi che quando abbiamo riorganizzato i servizi dell'Istituzione Musei mi hanno accusato di privatizzare le raccolte civiche. E comunque a me la lettera al ministro, che tra l'altro avrebbe potuto impedire solo il prestito della Santa Cecilia diRaffaello,ha ricordato politiche culturali da Ventennio». Che cosa avete chiesto a Genus Bononiae in cambio dei prestiti? «Non abbiamo chiesto nulla, ci siamo confrontati su un progetto. Le opere le concediamo a titolo gratuito per consentire a tutti di riconoscere il patrimonio bolognese in un percorso più ampio. Con un obiettivo: far riconoscere al mondo il patrimonio artistico cittadino, senza distinzioni tra pubblico e privato. Il resto è una querelle tra bande».