PER l'Unione europea era uno dei «paradisi degli uccelli selvatici», tanto da essere protetto (e finanziato) come una riserva assai speciale. Ma per i comuni non c'era alcun problema tanto da aver rilasciato le autorizzazioni a quegli enormi mulini a vento che hanno messo a rischio specie rarissime. Ieri però è scattato il blitz: diciannove pale eoliche e tre cantieri - realizzati su terreni sottoposti a vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici - sono stati sottoposti a sequestro, su disposizione della magistratura tarantina, dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza. Gli impianti si trovava a Crispiano e Massafra. Nello specifico, secondo l'accusa, nelle località Vallenza, Montemoro e Cacciagualani sono stati realizzati 19 aerogeneratori, ed altri tre sono in fase di costruzione, in assenza di autorizzazioni paesaggistiche, di parere dell'Autorità di Bacino della Puglia e di Valutazione di Incidenza Ambientale, rigorosamente prescritte in quanto opere realizzate su terreni sottoposti ad una serie di vincoli di natura paesaggistica, ambientale e idrogeologica. Gli indagati sono 12: ci sono amministratori di società, tecnici progettisti, direttori dei lavori e proprietari dei terreni ai quali vengono contestati i reati ambientali, lottizzazione abusiva, truffa e falsità ideologica. L'indagine però è soltanto a un primo step perché ora i sostituti procuratori Enrico Bruschi e Lucia Isceri dovranno valutare se ci sono responsabilità degli enti autorizzatori che non hanno vigilato permettendo la realizzazione delle opere. Secondo l'accusa in nessuna maniera si potevano realizzare quelle pale in quella zona. Quella è una zona individuata come di «massima protezione» dall'Unione europea perché insistono sia le Zps ( Zona di protezione speciale), sia il Sic (Sito di importanza comunitaria), "Area delle Gravine" e dell'Iba 139 (Important bird area). La prima riguarda la conservazione degli uccelli selvatici e riconosce la perdita e il degrado degli habitat come i più gravi fattori di rischio per la conservazione degli uccelli selvatici. La seconda attiene alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche. Dati questi che hanno consentito in questi anni ai proprietari di fondi anche ad accedere a particolari agevolazioni. E che nonostante questo hanno poi permesso l'installazione delle pale: non a caso ieri sono state sequestrate nell'ambito dell'inchiesta anche 350mila euro. Secondo gli investigatori, per costruire in quella zona gli impianti era necessario ottenere anche una preventiva Valutazione di Incidenza ambientale con la quale si sarebbe dovuto considerare, fra l'altro, l'impatto degli impianti eolici sull'habitat naturale della fauna, in particolare sulle abituali rotte migratorie degli uccelli. Le pale eoliche, secondo gli accertamenti, possono costituire una fonte di pericolo soprattutto per i grandi veleggiatori, i rapaci, le gru, le cicogne, ma anche per i piccoli migratori. Ma l'effetto deleterio delle pale - spiegano gli investigatori - non è solo diretto. Oltre alla morte per collisione, vi possono essere effetti dannosi per l'avifauna per almeno altre due ragioni: sottraggono territorio agli uccelli e provocano loro un effetto barriera che obbliga gli stormi a seguire itinerari più lunghi durante i voli di migrazione. Quello dell'eolico in zone protette è un vecchio problema della Puglia: una situazione simile si era verificata nella Murgia dove alcuni impianti hanno messo a rischio la sopravvivenza di alcune specie assai rare. Molto è stato possibile anche grazie agli scarsi controlli dei comuni che hanno rilasciato permessi anche dove non dovevano. Gli uffici della Regione, proprio per questo, hanno iniziato in estate una ricognizione chiedendo appunto lo stato dell'arte comune per comune in modo da incrociare i dati e intervenire in caso di anomalie.