"Uso perpetuo" del piano nobile di Palazzo Barberini, della sala ovale del Borromini, del giardino pensile collegato dal ponte ruinante del Bernini al magnifico Salone del trono. Più, naturalmente, la palazzina Savorgnan promessa come nuova sede del Circolo ufficiali. Queste le principali richieste contenute nel testo della convenzione sottoposta dal ministero della Difesa al dicastero dei Beni culturali. E i soprintendenti di Roma - riuniti dal direttore generale per i Beni architettonici e il paesaggio, Roberto Cecchi, ieri mattina al San Michele - stanno preparando le contro mosse a questo patto che sembra una beffa. E che hanno rifiutato. Poiché le Forze armate non intendono affatto andare via dal palazzo del Seicento, come aveva lasciato immaginare la settimana scorsa il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. Anzi, lo hanno preso d'assedio. IN SOSTANZA, i militari accettano di lasciare il piano terra dell'ala nord e il pianterreno sul lato opposto. E, in cambio, si prendono tutta la palazzina liberty che, dall'altro lato del giardino, è stata lasciata loro dopo aver fatto traslocare i labora-tori di restauro della soprintendenza e dopo aver fatto eseguire lavori di adeguamento alle esigenze del Circolo ufficiali. Questo era lo scambio previsto dal protocollo d'intesa del 1997, durante il governo Prodi, firmato dai ministri dei Beni Culturali, Walter Veltroni, e della Difesa, NinoAndreatta.Maquell'intesa è stata adesso contestata da Antonio Martino, perché stipulata da uno schieramento «di principio non favorevole alle Forze armate». E ora il ministero della Difesa alza la posta: ce ne andiamo sì dal pianterreno ma ci teniamo, "ad uso perpetuo", tutto il piano nobile dell'ala destra. Alla sacrificata Galleria nazionale d'arte antica per ospitare la quale lo Stato nel 1949 acquistò il palazzo senza riuscire mai a liberarsi del Circolo ufficiali, affittuario dal 1934 ma ormai senza contrattoverranno così a mancare 20 sale. È spazio vitale per esporre quell'80 per cento di opere della collezione, relegate nei depositi, per ospitare le quali il ministero Beni culturali ha ormai speso tre quarti dei 22 miliardi stanziati otto anni fa grazie alla Lottomatica. Ieri la proposta dei militari è passata tra le mani del direttore generale Cecchi e di quello regionale Luciano Marchetti; e dei soprintendenti Claudio Strinati (per il Polo museale) e Maurizio Galletti (Beni architettonici e per il paesaggio per Roma). Sembra che i vertici dei Beni Culturali siano rimasti prima a bocca aperta e poi siano andati su tutte le furie. Dopo 70 anni di lotte, si fa più dura la battaglia per sostituire con opere d'arte gli invadenti salotti delle Forze armate.