Con Unexpo i territori patrimonio dell'umanità gemellati con la cultura del cibo «L'Unesco sta monitorando tutti i suoi siti sparsi nel mondo. Non solo la Sicilia è protagonista di questa sorta di rodaggio volto a migliorare la tutela e la valorizzazione dei beni culturali». Aurelio Angelini è il direttore della Fondazione patrimonio Unesco Sicilia ed è colui che ha curato, per ultimo, il dossier di candidatura di Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale superando le criticità che hanno contrassegnato alcuni siti inseriti nella World heritage list. «In passato - dice il professore Angelini - al momento della proposta di candidatura di un sito Unesco, questa non veniva corredata dal relativo piano di gestione: strumento cruciale per le azioni di salvaguardia e promozione che, invece, occorreva redigere successivamente. Adesso le cose sono diverse proprio per evitare ciò che si è rivelata una potenziale criticità in tutto il mondo e, per questa ragione, l'Unesco chiede piano e autorità di gestione come abbiamo fatto per il sito palermitano». Il dossier della capitale include infatti anche il protocollo d'intesa tra le istituzioni che, a vario titolo, hanno competenze nella tutela del bene: una sorta di autorità di vigilanza che vede insieme tra gli altri i 3 Comuni coinvolti, i ministeri dei Beni culturali e dell'Interno; e ancora l'Ars, la fondazione Federico II; l'assessorato regionale ai Beni culturali e la Fondazione patrimonio Unesco Sicilia che sarà soggetto attuatore e gestore, dunque l'ente responsabile di tutela, monitoraggio e screening del sito. «È questo un passaggio fondamentale che vede insieme tutte le istituzioni coinvolte - dice Angelini - ed è questa la nuova filosofia organizzativa in atto in Sicilia come in Italia e nel mondo. Adesso, occorre istituire un'autorità di gestione per gli altri siti Unesco siciliani ed è necessario che l'assessorato regionale ai Beni culturali si faccia carico di portare avanti questa iniziativa e colmare la vacatio attraverso un'azione che spetta alla politica. In Sicilia, e in tutta Italia, emerge la necessità di ottemperare a questo vuoto determinato dalla storia dell'Unesco che, nel tempo, ha affinato gli strumenti per rendere più stringente il riconoscimento». Angelini evidenzia come il rischio di cancellazione per i siti dell'Isola non sia concreto perché la situazione è costantemente monitorata dagli enti preposti, tra cui l'assessorato regionale ai Beni culturali, la Fondazione e il Coordinamento comuni Unesco della Sicilia: unico in Italia. «Certo si può e si deve migliorare la gestione e la valorizzazione dei siti - dice il docente - ma la Sicilia è per certi versi un modello, come nel caso del Cunes. Tanto che regioni come il Veneto e la Puglia ci prendono a modello in termini di coordinamento dei Comuni. Adesso, inoltre, siamo impegnati in vista dell'Expo che esporteremo in Sicilia sotto l'egida della cultura intesa come cibo. Lo facciamo in sinergia con cluster Biomediterraneo coordinato dalla Regione: Milano rimbalza sulla Sicilia e la Sicilia su Milano per promuovere la cultura del cibo nei territori insigniti dell'Unesco». Si chiama infatti Unexpo Sicilia 2015 il progetto che coniuga le parole Unesco ed Expo: in ognuno dei 7 siti si svolgeranno due giorni di attività con degustazioni, convegni, tavolo rotonde e workshop. Ma anche visite ai produttori di eccellenze enogastronomiche e laboratori didattici per le scuole. «Un progetto nato con la consapevolezza - dice Aurelio Angelini - che la nostra Isola sia la più ricca di siti Unesco in Italia, rappresentativi di tradizioni culturali, paesaggi, una biodiversità unica nei suoi elementi peculiari. La Sicilia non ha concorrenti e, da sola, è un marketing: abbiamo bisogno di vendere questa immagine e proporla al meglio. All'interno della nostra regione ci sono risorse culturali, imprenditoriali e umane di alto livello e me dispiace che alcuni, per fare qualche polemica al vetriolo, non sappiano distinguere aspetti positivi da quelli negativi. Non siamo il libro nero dell'Unesco ma un'Isola, semmai, ancora da riscoprire. È vero, ci sono criticità ma non di sistema capaci di mettere in crisi il patrimonio Unesco. Semmai queste sono più legate al fatto che questo nostro patrimonio sia sottoutilizzato. La Sicilia è quasi sovra-patrimonializzata, nel senso che abbiamo più di quel che basterebbe per rendere un territorio florido e ricco: tocca alla classe culturale e politica fare la propria parte». i. d. b. 04122014