FIRENZE Occhi quasi al soffitto. Già, perché con i suoi due metri e settanta di altezza, la statua monumentale in bronzo raffigurante San Matteo, capolavoro di Lorenzo Ghiberti che giganteggia nello spettacolo dell'arte e porta esponenzialmente i tratti dell'Umanesimo fiorentino, sta per rivelarsi al pubblico, da oggi fino al 28 maggio, nei laboratori di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure in via degli Alfani. L'opera, realizzata tra il 1419 e il 1422 su commissione dell'Arte del Cambio, è stata sottoposta ad un complesso lavoro di restauro da quando, nel 2001, fu rimossa dalla sua edicola marmorea nella parete ovest della chiesa di Orsanmichele, senz'altro «l'antologia più importante della scultura tra Trecento e Cinquecento». Diversa da tutte quelle che in origine sedevano nelle 14 edicole esterne, ben 18, per testimoniare un «assoluto picco di qualità» tra le forge bronzee dell'epoca, l'opera segna anche la conclusione di vent'anni d'intervento sul complesso monumentale, iniziato nel 1986 con il ricovero del San Marco di Donatello. Al centro di un'infinita querel-le che ha scomodato per decenni archeologi e storici dell'arte in ordine all'esperienza sulla fusione del materiale, il San Matteo, patrono dei banchieri, ha evidenziato in effetti la mancata perfezione della prima colata e il conseguente recupero a spese dell'artista nella parte Tornano, invece, a indispettire le spesse incrostazioni di depositi atmosferici, la raffinatezza e la tecnica propria dell'orafo: emerge la foglia d'oro applicata a bordo del manto e la lamina d'argento intarsiata nel bronzo per definire le cornee degli occhi, le lettere del Vangelo che precettano lo sguardo dell'osservatore con naturale movenza, l'iscrizione del Santo sulla base. La vicenda, ricordata con entusiasmo dalla soprintendente dell'Opificio Cristina Acidini, dall'architetto Paola Grifoni e da Anna Maria Giusti che ne ha diretto i lavori, si potrà dire comunque compiuta quando verrà realizzata la copia in bronzo da collocare all'esterno di Orsanmichele, grazie ai 60mila euro promessi dalla National Gallery di Washington grazie alla Foundation for Art and Culture, e quando tutte le figure originali, compreso il S. Giorgio di Donatello da anni al Bargello, torneranno a completare il Museo della Statuaria fiorentina all'interno della chiesa, chiuso nel 2002 in parallelo all'istituzione del Polo Museale. Riaprirà, promettono, ma solo a 50 visitatori alla volta, soltanto la prossima primavera.