Palazzo Marino investe 140 milioni nella cultura Nessuno spazio all'effimero culturale. Milano investe in strutture permanenti e il risultato è che «dopo mezzo secolo i musei civici hanno vissuto un grande cambiamento: uno dopo l'altro i vecchi edifici sono stati restaurati e rinnovati e tutte le linee espositive sono state trasformate, nel rispetto della loro centenaria storia museale» annota Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale del settore cultura di Palazzo Marino. Guai quindi a chi sostiene che a Milano per la cultura tira una brutta aria. Anche per il futuro, la giunta di Gabriele Albertini, continua a investire: «Nel piano triennale delle opere pubbliche prevede finanziamenti per 140 milioni e 180mila euro». Segno concreto di una scelta lungimirante. La politica dell'assessorato di Palazzo Marino ha portato la metropoli ài primo posto tra le città italiane per questo tipo di finanziamenti (arte esclusa. Alessandro Mottola Molfino, direttore centrale del settore, fa il punto sulla rivoluzione strutturale dei musei e delle biblioteche civiche II bilancio del governo Albertini, dal 1997 in poi, va dagli spazi espositivi del Castello, ormai tutti a norma, al restauro della Besana, al rinnovamento di Palazzo Reale Lo prova l'aumento dei visitatori che nel 2004 ha toccato quota due milioni e mezzo Milano. Non se ne può più di chi sostiene che per la cultura a Milano tira una brutta aria. Soprattutto se a vagheggiarlo sono i supporter dell'effimero ovvero gli strateghi del marketing culturale che contrappongono al modello ambrosiano quello romano. Un rischio che, tranquilli, all'ombra del Duomo, non si corre: infatti, dal 1997 a oggi, l'amministrazione comunale ha scelto di investire su strutture permanenti piuttosto che in concerti oceanici e in piazze del centro sventrate per il Capodanno. «Il risultato? Dopo mezzo secolo i musei civici milanesi hanno vissuto un grande cambiamento: uno dopo l'altro i vecchi edifici sono stati restaurati e rinnovati e tutte le linee espositive sono state trasformate, nel rispetto della loro centenaria storia museale» annota Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale del settore Cultura del Comune di Milano. Valutazione «tecnica» sulla politica del fare che impegna il 4,75 per cento della spesa corrente di Palazzo Marino. E che contabilmente fa di Milano la prima città italiana per spesa culturale, escludendo quelle d'arte. Scelta «lungimirante» del Comune e concretamente spalmata su ventiquattro musei e ventisei biblioteche - «ventisette con l'ultima nata: quella di Crescenzago che inauguriamo ai primi di giugno» - ma anche nel sistema teatrale milanese, «convenzione che, tra l'altro, garantisce soldi certi a quindici teatri», e pure nel sostegno a sei orchestre stabilì. Niente male davvero come impegno che, nel 2005, «nel piano triennale delle opere pubbliche prevede investimenti per 140 milioni e 180mila euro». Cifre che la dicono lunga sull'investimento culturale firmato dall'assessore Stefano Zecchi. Ma facciamo un passo indietro, alla situazione ereditata dalla giunta Albertini nel 1997, secondo la relazione stilata dai direttori di settore Musei-Mostre e Biblioteche: «II patrimonio immobiliare si trova in precarie condizioni di conservazione, «molti edifici necessitano di urgenti lavori di manutenzione e di lavori di adeguamento a norme di sicurezza», «le collezioni sono poco valorizzate e gli allestimenti risultano spesso obsoleti con l'illuminazione scadente e le didascalie sono in lingua italiana», «i depositi per le opere e gli archivi sono insufficienti, stipati e poco funzionali». Leit motiv del passato. «Basta fare un giro tra i musei per rendersene conto» invita la professoressa Mottola Molfino: si va dal Castello Sforzesco che ha tutti gli impianti a regola d'arte e che è accessibile «quasi tutto» pure ai disabili alla Rotonda di via Besana «ritornata a essere uno spazio espositivo affascinante e funzionale» passando per fl Museo di Milano che, dopo un intervento di restauro di due anni, è «stato ampliato e riaperto al pubblico, dando nuovo impulso all'attività del Museo dì storia contemporanea». Lungo elenco del fare ambrosiano che tocca pure Villa Belgiojoso-Bonaparte, «dove si sta realizzando il nuovo Museo dell'Ottocento - inaugurazione prevista tra sette mesi - che ospita tremila opere e riserva una particolare attenzione al collezionismo lombardo e grazie alle scelte di tante grandi famiglie milanesi ha consentito l'arricchimento del museo di oggetti di gusto borghese»; Palazzo Reale dove «sono in fase dì realizzazione i lavori del terzo lotto per il completamento della ristrutturazione dell'intero Palazzo, che aumenteranno la superficie dedicata a sede espositiva, servizi e uffici di altri dodicimila metri quadri» e, infine, il Museo di Storia naturale - il più grande e importante d'Italia - dove, tra l'altro, «sono stati resi agibili i sottotetti ottenendo nuovi spazi per depositi di collezione». Dettagli di lavori che riguardano pure l'Acquario di via Gadio, «l'apertura è prevista per l'inizio dell'anno prossimo», e il Planetario di corso Venezia, già «iscritto nel piano triennale delle opere pubbliche 2005-2007». Tutte prove della volontà dell'amministrazione Albertini di lavorare «pancia a terra» per la cultura che ha portato a un sensibile «incremento dei visitatori dei musei civici e delle mostre» - nel 2004 siamo intorno a quasi due milioni e mezzo di presenze - grazie pure ai progetti speciali per avvicinare nuovo pubblico come le iniziative Serate al Museo, Natale nei Musei che «costituiscono un percorso per la riscoperta di un tesoro meneghino». Sforzo non da poco che ancora attende il finanziamento per la «Città delle Culture», l'Ansaldo, e il via libera per il Museo del Presente nei gaso-metri di Bovisa, «dove il ritardo dipende dal ministero dell'Ambiente che rallenta la bonifica dell'area». Opportunità culturale, quest'ultima, che, quindi, sarà sul carnet della giunta post-Albertini. Che, comunque, garantisce Zecchi, si troverà scodellata un'alternativa: «Uno spazio pubblico che possa diventare il Museo civico d'arte contemporanea, una struttura che Milano si merita».
Milano investe altri 140 milioni nella cultura
La giunta di Gabriele Albertini ha investito 140 milioni di euro nella cultura a Milano, con un piano triennale delle opere pubbliche che prevede finanziamenti per 180mila euro. Questa scelta è stata valutata come lungimirante e ha portato a un sensibile incremento dei visitatori dei musei civici e delle mostre, che nel 2004 hanno raggiunto quota due milioni e mezzo. I musei civici milanesi hanno vissuto un grande cambiamento, con la restaurazione e il rinnovamento di vecchi edifici e la trasformazione delle linee espositive. La politica dell'assessorato di Palazzo Marino ha portato la città a essere la prima in Italia per spesa culturale, escludendo quelle d'arte.
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