PIOMBINO. Poggio Malassarto non può più essere "riservato" ai cacciatori. Sia dato in gestione alla Parchi Val di Cornia. A intervenire è Paolo Maria Politi, 30 anni al Wwf in prima linea (anche come responsabile delle Oasi di Bolgheri e Orti Bottagone). "Il documento elaborato - scrive - dal presidente della Parchi Val di Cornia dottor Luca Sbrilli, sollecitato dalla mozione del Movimento 5 Stelle finalizzata alla revoca della concessione rilasciata dal Comune di Piombino alle associazioni venatorie piombinesi per la "gestione" dell'area di poggio Malassarto, merita una riflessione". "Il promontorio di Piombino, rispetto a 20 anni fa, quando rappresentava un "enclave venatoria" sostanzialmente preclusa ad ogni frequentazione ed interesse di orientamento diverso, reclama oggi un'attenzione esplicitata da concrete azioni di tutela e di valorizzazione in cui la caccia assume un ruolo veramente marginale". "Escursionisti, naturalisti, walkers, bikers, bird-watchers, oltre alla amplissima fetta di archeologi che sempre di più lavorano nella ricerca, sono a rappresentare categorie di cittadini, molto spesso turisti italiani e stranieri attratti dalla bellezza indiscussa di questo territorio, che malsopportano l'inspiegabile occhio di riguardo che l'amministrazione pubblica, ancora oggi, riserva alla corporazione dei cacciatori". "Lo stesso regolamento Anpil (area naturale protetta di interesse locale) in vigore sul promontorio di Piombino dichiara un principio fortemente anticostituzionale che crea differenze tra i cittadini: i cacciatori possono accedere con mezzi motorizzati, tutti gli altri cittadini no, pena pesanti sanzioni amministrative". "Se si pensa, come è ormai opinione diffusa, che il promontorio di Piombino, che comprende anche il poggio Malassarto, rappresenta un valore indiscusso di beni naturalisti, ambientali, archeologici, storici, paesaggistici, tale bene deve essere realmente tutelato e valorizzato. Per cui tutti a piedi o in bicicletta, senza deroghe!" "Il "bene comunale" Poggio Malassarto deve essere accorpato al Parco Archeologico di Baratti-Populonia ed affidato alla Parchi Val di Cornia, sottoponendolo ai vincoli che ogni area archeologica richiede, come il divieto di caccia". "Sicuramente la Parchi Val di Cornia potrà esercitare, con le attuali minime risorse disponibili nelle casse della società, un livello di sorveglianza, di tutela e di attenzione ben superiore a quanto in tutti questi anni hanno saputo fare le associazioni venatorie, interessate sostanzialmente a sparare agli uccelli migratori, ignorando o non segnalando alla Amministrazione comunale, da cui ha avuto in custodia il "bene pubblico", l'incuria e l'abbandono di rifiuti (senza considerare le migliaia di cartucce abbandonate sotto o nei pressi delle postazioni di caccia) che ha interessato l'intera area oggetto di concessione".