La Soprintendenza non crede all'ipotesi della tomba etrusca nel complesso della Zecca di Marciana di Luca Centini «Una tomba etrusca? Difficile. Piuttosto un neviere o una cisterna a servizio della comunità». La Soprintendenza ai beni culturali della Toscana smonta con queste parole l'ipotesi che vede nella Zecca di Marciana, il principale monumento storico della comunità marcianese, una tomba di epoca gentilizia datata tra il IV e il I secolo a.C. E tende ad affievolire una polemica che, partita come uno scambio di pareri tra studiosi, è finita persino sui banchi del consiglio comunale di Marciana. Il caso. «La Zecca insiste su una struttura a ipogeo scavata in un banco di granodiorite, identificabile come una sepoltura gentilizia d'epoca ellenistica». Il parere risoluto, sostenuto dal professor Michelangelo Zecchini e da Giuseppe Centauro, solo pochi mesi fa, è bastato a sollevare un polverone mica da ridere a Marciana. E a scatenare una polemica archeo-culturale del tutto singolare, intrisa da un tocco di campanilismo, visto che gli studiosi dell'associazione Ilva sono di Marciana Marina e si sono occupati di un bene simbolo di Marciana. Tanto è bastato a suscitare il fastidio dell'associazione Marciana Aurea, che gestisce il museo della Zecca, e della stessa amministrazione. Il motivo? Sulla spinta dell'ipotesi della tomba etrusca è stata messa in dubbio la ricostruzione ufficiale della zecca appianea. Per il clamore la minoranza di Marciana ha presentato persino un'interrogazione consiliare e il sindaco Anna Bulgaresi si è trovata costretta a rispondere in consiglio. Il sopralluogo. Per fare luce sull'origine del monumento la Soprintendenza ha partecipato a un sopralluogo nei locali della Zecca, il cui esito è stato reso noto dalla maggioranza in consiglio comunale. Lo stesso consiglio comunale ha preso atto della relazione finale della Soprintendenza. «È stato possibile sia visitare la parte superiore dell'immobile destinato a museo della zecca, che entrare nell'ipogeo sottostante si legge nelle relazione firmata dal Soprintendente Andrea Pessina interamente scavato nella granodiorite. Il periodo di realizzazione dell'intero complesso, di epoca imprecisabile, è forse da connettere con la presenza della famiglia degli Appiani, sotto il cui palazzo e con il castello che si trova a poca distanza». Eppure, in questi mesi, è emersa con forza l'ipotesi della tomba etrusca. «Nonostante la pianta dell'ipogeo si avvicini, anche solo in parte, a quella di una tomba etrusca (in particolare alla tomba Regolini Galassi di Cerveteri) si legge nella relazione non vi sono elementi che possano portare ad un'interpretazione certa come monumento di età etrusca a carattere funerario, piuttosto l'opera di scavo, essendo di gran mole, sembra rappresentare l'impegno di una comunità per un manufatto a servizio della comunità stessa, quale potrebbe essere un neviere o una cisterna». Anche in ragione di questa nuova ipotesi la Soprintendenza ritiene «indispensabile» tutelare il complesso e provvedere con ulteriori indagini.
MARCIANA. L'ipogeo? Forse un'antica cisterna o un neviere
La Soprintendenza ai beni culturali della Toscana ha smontato l'ipotesi che la Zecca di Marciana, un monumento storico della comunità marcianese, sia una tomba etrusca del IV e I secolo a.C. La struttura, scavata in un banco di granodiorite, è stata identificata come una sepoltura gentilizia d'epoca ellenistica. Tuttavia, gli studiosi dell'associazione Ilva, di Marciana Marina, hanno sollevato dubbi sulla ricostruzione ufficiale della zecca appianea.
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