SONO stati installati anche tre sismografi per tenere sotto controllo il "botto" che alle 13.49 di domenica 30 novembre ha cancellato una degli sfregi che duravano da più a lungo sul paesaggio italiano. Sessanta chili di esplosivo, 1200 microcariche piazzate attorno ai pilastri, e l'ecomostro di Alimuri in 15 secondi si è accartocciato come carta lanciata sulla brace. Cinquant'anni, fiumi di inchiostro, carta bollata, lassismo, incuria e inefficienze, ma alla fine il Comune di Vico Equense ha messo la parola fine a uno degli abusi edilizi più imbarazzanti d'Italia. Una giornata di festa, con tanti cittadini e curiosi assiepati sulla spiaggia di Alimuri, la marina di Meta. Alimuri, che in greco vuol dire "che sfocia in mare", perché nella conca arrivava dalla collina un'imponente cascata d'acqua, riprende così il suo aspetto originario almeno nell'angolo al confine con Vico Equense, ai piedi della collina di Montechiaro. Luogo simbolo della marineria sorrentina, per secoli ha ospitato cantieri navali e pescatori. Poi, negli anni del boom edilizio la corsa al cemento non ha risparmiato neanche quest'angolo della costiera sorrentina. La costruzione di alcuni alberghi fin nell'angolo più pregiato, dove le caratteristiche della costa e il riparo dai venti consentono di fare il bagno anche d'inverno. Era il 1963 quando la soprintendenza alle belle arti diede l'assenso alla realizzazione di un albergo nella conca di Alimuri. Nel marzo del 1965 i lavori iniziano, poi si bloccano, riprendono mentre il cambio di amministrazione comunale a Vico Equense porterà nel 1971 il sindaco Osvaldo Ruggiero a firmare un'ordinanza di demolizione. Ci sono voluti 43 anni perché un altro sindaco, Gennaro Cinque, ponesse fine allo scempio. Alle 13.49 un boato sordo, un rimbombo metallico, una sequenza di fuoco e i pilastri in cemento dell'albergo mai terminato sono crollati al suolo. Quindici secondi in tutto, preceduti dal suono della sirena di cantiere per segnare il conto alla rovescia. Poi, una enorme nuvola di polvere ha avvolto la conca di Alimuri per un minuto, spostandosi verso punta Scutolo e rivelando ai tanti accalcati sulla spiaggia di Meta o a bordo della motonave "Croazia Jet" una scena nuova: la falesia liberata, mentre decine di palloncini colorati vengono liberati. Pochi minuti, e alle 14.06 operai e tecnici delle imprese specializzate Comsa e Pellegrino già si aggiravano tra i detriti per verificare che tutto fosse andato come previsto. Il timore che le macerie potessero invadere i fondali è stato scongiurato, anche se da questa mattina partirà un'attenta ricognizione per verificare e pianificare tutte le operazioni di rimozione dei resti di mattoni e cemento collassati al suolo. Le due imprese avranno 35 giorni di tempo per liberare la conca e bonificare il roccione soprastante. La zone però resterà interdetta. Nessuna possibilità di prendere il sole in quell'angolo di costiera sorrentina. Incombe sull'area il costone di Montechiaro, servirebbero una caterva di soldi per metterlo in sicurezza, almeno 6 milioni secondo alcune stime. L'amministrazione di Vico Equense annuncia che per recuperare i 320 mila euro spesi per tutte le fasi dell'operazione si rivarrà sulla società Sa. an. di Napoli, proprietaria del rudere. Resta in piedi il ricorso al Tar della proprietà contro la demolizione, mentre il Comune si dice pronto a ricorrere al Consiglio di Stato in caso di giudizio sfavorevole «perché abbiamo trovato documenti che dimostrano che l'edificio fu realizzato in difformità anche rispetto all'originaria licenza del 1963». Ma mentre la battaglia a suon di carte prosegue, l'ecomostro ora non c'è più. «Questo è un giorno di festa per noi spiega il sindaco di Vico Equense, Gennaro Cinque, esponente di Forza Italia perché abbiano dimostrato che la politica può fare le cose, quando c'è la volontà». Una giornata storica, vissuta quasi in solitudine dal primo cittadino di Vico Equense. All'evento mancavano sia il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti sia il presidente della Regione Stefano Caldoro. Uno smacco che a Cinque proprio non va giù. «Io ho onorato il centro destra confida il sindaco mi dispiace davvero l'assenza del presidente Caldoro e degli assessori regionali. Come centrodestra rischiamo di lasciare ad altri la battaglia ambientalista e per la legalità, davvero non capisco. È stata una festa di popolo, Caldoro doveva essere qui in mezzo a noi». E l'assenza di Caldoro ed esponenti della giunta di Santa Lucia viene denunciata anche dal consigliere regionale Pd, Antonio Amato. La Regione replica in serata con un comunicato: "Ecomostro Alimuri, Regione presente con 50 volontari della Protezione civile". Probabilmente insufficiente per placare le polemiche. Anche il governo Renzi ha bucato l'evento. Galletti era stato invitato, ha inviato in municipio un messaggio per esprimere "felicitazioni" e ribadire che "la giornata deve servire a dare un segnale chiaro ai cittadini, e cioè che la tutela del territorio è e sarà una priorità di amministrazioni locali e governo nazionale". Parlano di «rivincita della bellezza sull'arroganza del cemento» la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni e il presidente campano Michele Buonomo. «Ora è necessario mettere in sicurezza il costone. Quel tratto di costa liberato deve tornare al suo stato naturale e alla fruizione dei cittadini, senza più altre costruzioni». Un botto, quello di Alimuri, che per Legambiente dovrebbe fare da monito per amministratori, Governo e Regione Campania. «L'abusivismo non paga più dicono Muroni e Buonomo e gridano vendetta i ventidue tentativi in sede legislativa di salvare le case abusive, tra emendamenti ai decreti omnibus e disegni di legge ad hoc». Nel luglio del 2009 un ragazzo di 17 anni si era arrampicato sull'edificio per tentare un tuffo, ma il solaio cedette facendolo precipitare sugli scogli. E proprio utilizzando le perizie tecniche per quel caso, il Comune di Vico ha trovato negli archivi della soprintendenza la "prova" dell'abuso edilizio. D'altronde, per anni i bagnanti più temerari hanno usato l'ecomostro come trampolino per i tuffi in mare. Oppure come rifugio per la notte. Ieri un gruppo di cittadini bulgari, che da tempo aveva trovato riparo nel maxi rudere, è stato allontanato. Alle famiglie del borgo di Alimuri, che hanno dovuto lasciare le abitazioni in mattinata e fino al termine delle operazioni, è stato assicurato il pranzo a spese del Comune, mentre agli ospiti dell'hotel Alimuri, che sorge a 150 metri dall'area della demolizione, sono state pagate le spese per un'escursione turistica fuori città.