IL CAPOLAVOROALL'OPERA DI MICHELANGELO ESPOSTA AL CASTELLO SFORZESCO SARÀ GARANTITA LA MASSIMA SICUREZZA NESSUNO vedrà che lì sotto, ancora più in basso del basamento cilindrico tecnologico alto 90 centimetri che sosterrà la Pietà Rondanini, del pavimento in legno e delle antiche mattonelle in cotto dove nel Seicento poggiavano i letti degli appestati, riposa un altro "letto" speciale. Una avanzatissima pedana quadrata di un metro e mezzo per un metro e mezzo e alta 27,2 centimetri posata direttamente sopra una volta dei sotterranei ripuliti dalle vecchie masserizie (terriccio, resti di piatti e boccali in ceramica, avanzi di cucina come ossa di cervo) in un buco di tre metri per tre: è il fulcro del sistema di sicurezza che dovrà salvaguardare la statua di Michelangelo da qualsiasi rischio: dalle vibrazioni due linee di metropolitana che passano proprio lì sotto e da eventuali scosse sismiche. Perché la storia del nuovo museo della Pietà è fatta anche del linguaggio della scienza e dell'ingegneria. Che farà di questa opera una delle più protette, almeno - se non di più - quanto i Bronzi di Riace. Le prove in laboratorio inizieranno giovedì: su un banco vibrante del Centro elettronico sperimentale di Seriate si testerà come risponderà la piattaforma. Dureranno una settimana e tutti coloro che hanno lavorato al progetto, dagli ingegneri della ditta giapponese che ha creato il supporto agli esperti del ministero, dell'Istituto centrale del restauro di Roma al Politecnico fino al soprindentende del Castello Claudio Salsi, saranno presenti. Un esperimento per cui verrà utilizzata una copia della scultura che ha le stesse caratteristiche dell'originale: 780 chili di peso, circa 2 metri di altezza. A realizzarla è stata una ditta di Vicenza che, partendo da una scansione in 3D, ha utilizzato un blocco di marmo di Carrara estratto da una cava utilizzata fin dal Rinascimento vicina a quella preferita da Michelangelo. Solo che, nel 2014, al posto del braccio dell'artista è stato quello di un robot antropomorfo a scolpirla. Tecnologia, appunto. Come quella, avanzatissima, della pedana. O del sistema di climatizzazione che la farà "vivere" a 18-20 gradi e con un'umidità mai superiore al 65. Per studiare il modo migliore per preservare la Pietà, nell'autunno dello scorso anno il Comune ha chiamato il Politecnico. «Abbiamo misurato sia le vibrazioni sia nell'attuale collocazione sia in quella futudelle ra - spiega Lucia Tognolo, presidente del Centro beni culturali dell'Università - e consultato esperti internazionali, dal British Museum al Museo d'Orsay, dal Getty Museum al laboratorio di prove sismiche di San Diego». Tra dodici aziende internazionali individuate, la scelta è caduta su una società giapponese, la Thk, che un meccanismo analogo lo utilizza per grattacieli e palazzi in una terra di terremoti. Il risultato è la speciale pedana che, poi, sarà collegata al basamento high tech di metallo. Una doppia strategia: un sistema di scorrimento con delle specie di binari si occupa di isolare le scosse; per smorzare le vibrazioni dei treni, ci sono cilindri in gomma chiamati elastomeri. Anche se nessuno, là sotto, li vedrà. (a. gall.)
Pietà Rondanini, da giovedì le prove della pedana antisismica
Il Castello Sforzesco ospiterà un nuovo museo della Pietà Rondanini di Michelangelo, con una pedana avanzatissima di 1,5 metri per 1,5 metri e alta 27,2 centimetri per garantire la massima sicurezza. La pedana sarà collegata a un basamento high-tech di metallo e sarà dotata di un sistema di scorrimento con cilindri in gomma per isolare le scosse. Le prove in laboratorio inizieranno giovedì e coinvolgeranno esperti del ministero, dell'Istituto centrale del restauro di Roma e del Politecnico. La scelta della pedana è stata fatta dopo aver misurato le vibrazioni nell'attuale collocazione e aver consultato esperti internazionali.
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