«Offerta culturale significa offerta turistica e quest'ultima vuol dire sviluppo sociale, economico e occupazionale» Mettere da parte i progetti di nuovi chilometri di autostrade, ponti inutili e ricerche di idrocarburi; rispolverare i programmi di ricerca. Meno raccomandazioni e più meritocrazia negli uffici della Regione. Meno industrie e più beni culturali. È la lista delle priorità di chi ha fatto della difesa del patrimonio mestiere e ragione di vita. E di chi è sicuro che la crisi economica siciliana debba essere affrontata puntando sui migliori gioielli di famiglia. Sebastiano Tusa è il Soprintendente regionale del Mare e la sua voce è quella di chi conosce burocrazia (lenta e farraginosa) e territorio (vasto e delicato) e di chi, da decenni, si batte perché lo studio e la valorizzazione del patrimonio siano non una conquista per gli studiosi bensì un fatto ordinario. Da qui la certezza che il binomio tutela-crescita in Sicilia debba essere la chiave del futuro. «Ricerca - dice l'archeologo subacqueo - significa conoscenza; conoscenza significa offerta culturale. Offerta culturale significa offerta turistica e quest'ultima vuol dire sviluppo sociale, economico e occupazione qualificata. Questa semplice filiera ancora nel nostro Paese non è attuata anche se i politici si cimentano spesso in petizioni di principio simili. Ma alle parole non seguono quasi mai i fatti. È in questo periodo di crisi che dovremmo investire in ricerca e cultura rinunciando a qualche inutile chilometro di autostrada o qualche altrettanto inutile ponte. Invece tagliamo e non diamo largo ai tanti giovani preparati che potrebbero dare un apporto fondamentale». Un paradosso che ispira una similitudine dal significato profondo. «In periodo di crisi la Grecia, che sta molto peggio di noi, investe in cultura - dice l'archeologo - poiché è cosciente che l'unico "petrolio" che ha è la sua formidabile offerta di cultura e storia. Noi, stoltamente, proseguiamo nell'investire in industrializzazione e ricerca di idrocarburi, lasciando nel degrado i luoghi della cultura e nella frustrazione i talenti». Da qui la consapevolezza che solo l'investimento nella ricerca delle peculiarità dei territori rappresenti una svolta, un'opportunità. Poiché è solo dalla conoscenza profonda dei territori che si può promuovere l'economia, innescando meccanismi virtuosi di imprenditoria giovanile e non solo. In tale contesto la SOpRINTENDENZA del Mare svolge un ruolo ben preciso occupandosi del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demoantropologico dei mari siciliani e delle sue isole minori. La sua sede, nel centro storico di Palermo, è affiancata dai laboratori nei locali dell'ex Istituto Roosevelt, all'Addaura: ed è qui che, appunto, si fa ricerca, restauro, analisi. Un lavoro che mira ad ampliare il suo raggio d'azione poiché questa SOpRINTENDENZA della Regione è destinata a crescere con sedi periferiche e nelle isole e attende la nascita del grande Museo del Mare di Palermo nell'Arsenale della Regia Marina. Lo Schlieman dei fondali siciliani è impegnato in alcune indagini fondamentali per la ricostruzione storica dell'Isola e dell'intero Mediterraneo. Tusa sta lavorando all'identificazione del luogo della battaglia delle Egadi, alla ricognizione del relitto profondo di Panarea, all'indagine dei fondali di Marzamemi dove sono stati rinvenuti relitti, e ciò in collaborazione con la Stanford University. Un altro scavo subacqueo è volto alla scoperta del relitto del XVII secolo a Sciacca. Ma indagini sono in corso a Pantelleria, Gela, Eolie e, ancora, in Tunisia, Libia, Giappone. Compito della SOpRINTENDENZA del Mare è anche controllare i fondali prima di avviare progetti sulle coste siciliane. Ed è stato proprio il professor Tusa con il suo staff a immergersi nelle acque di Ortigia in vista della costruzione di porto turistico firmato Caltagirone, oggi bloccato. «La costruzione dei porti è dannosa per la salvaguardia dell'ambiente sia ecosistemico che storico del Porto Grande di Siracusa - dice il soprintendente - È un luogo dove la storia del Mediterraneo ha lasciato le sue tracce più significative legate all'espansione greca in Occidente. Alterare le sue sponde con cementificazioni varie significa perdere per sempre la sua fisionomia e la sua valenza originaria. Noi abbiamo tentato di trovare tracce sottomarine di tali frequentazioni ma, purtroppo, al di là di pochi frammenti ceramici, nulla di significativo è venuto alla luce. Pertanto per arginare tali opere invasive soltanto la SOpRINTENDENZA "terrestre" può intervenire avendo competenze sul paesaggio fuori mare. A noi compete soltanto la tutela dei beni subacquei. Oggi pare che il nuovo assessore Purpura stia cercando di rimettere le cose a posto ritirando la discutibile, quanto sospetta, rimozione di Beatrice Basile dai vertici della SOpRINTENDENZA». Nel futuro, non vi sono progetti pericolosi in vista, come evidenzia Tusa, per il territorio Unesco di Siracusa. Ad eccezione di uno: la realizzazione di un resort deluxe sulla spiaggia della Pillirina. «Gli altri pericoli provengono dalla volontà di realizzare ulteriori porti turistici di notevole entità - dice - Ma per fortuna oggi la carenza di fondi mette un freno a tali attività». 01122014