QUELLA calotta, un guscio d'uovo in acciaio e vetro di oltre dieci metri di altezza, non piace alla Sovrintendenza ai beni architettonici di Napoli e tantomeno a Italia Nostra. L'ha disegnata l'architetto Massimiliano Fuksas(nella foto il rendering di proget-to) per proteggere, e allo stesso tempo mostrare al pubblico, i resti di un Tempio di età augustea, un santuario per i Giochi della sirena Partenope, portati alla luce nel corso dei lavori per la metropolitana in piazza Nicola Amore. Ebbene, la Sovrintendenza è intervenuta prima imponendo di dimezzare l'altezza della calotta e poi riservandosi di rimodularne l'altezza al termine degli scavi archeologici ancora in corso. A quel punto Italia Nostra si è rivolta al ministro Dario Franceschini denunciando con il presidente campano Guido Donatone la «grave alterazione del tessuto storico e dell'assetto della piazza ottocentesca in violazione del Codice dei beni culturali». E osservando, inoltre, che «nel centro storico patrimonio Unesco non è consentito introdurre un segno invasivo che occupa un quinto della piazza, una barriera visiva fortemente impattante con il contesto architettonico-urbanistico storicizzato del Rettifilo».
Italia Nostra boccia la calotta di Fuksas alla stazione Duomo
QUELLA calotta, un guscio d'uovo in acciaio e vetro di oltre dieci metri di altezza, non piace alla Sovrintendenza ai beni architettonici di Napoli e tantomeno a Italia Nostra. L'ha disegnata l'architetto Massimiliano Fuksas(nella foto il rendering di proget-to) per proteggere, e allo stesso tempo mostrare al pubblico, i resti di un Tempio di età augustea, un santuario per i Giochi della sirena Partenope, portati alla luce nel corso dei lavori per la metropolitana in piazza Nicola Amore. Ebbene, la Sovrintendenza è intervenuta prima imponendo di dimezzare l'altezza della calotta e poi riservandosi di rimodularne l'altezza al termine degli scavi archeologici ancora in corso. A quel punto Italia Nostra si è rivolta al ministro Dario Franceschini denunciando con il presidente campano Guido Donatone la grave alterazione del tessuto storico e dell'assetto della piazza ottocentesca in violazione del Codice dei beni culturali. E osservando, inoltre, che nel centro storico patrimonio Unesco non è consentito introdurre un segno invasivo che occupa un quinto della piazza, una barriera visiva fortemente impattante con il contesto architettonico-urbanistico storicizzato del Rettifilo.
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