UN ABUSIVISMO sciattone, cioè, fatto di sotterfugi. L'ecomostro di Alimuri, al contrario, appartiene alla più grande e più proterva categoria degli scempi in qualche modo legali che utilizzano le normative e le falle che in esse vengono appositamente aperte, per costruire in tranquillità. Un manufatto tirato su quando l'etica ed anche l'estetica legata al paesaggio era un passatempo per intellettuali o per legislatori pionieri. E così la colpa di quel fabbricato è stata quella, più meschina e più sventurata, della difformità rispetto a permessi comunque accordati. In questo senso l'intera spiaggia di Meta di Sorrento è esemplare. Chi vi arriva, infatti, ha la dimensione plastica di un bene comune manomesso e riservato a pochi: alberghi, case, baracche, parcheggi, casupole per attrezzi, tutto costruito sull'arenile, tutto in cemento armato degli anni '60-'70 e di cui il povero esoscheletro è solo l'ultima è più sfortunata propaggine. E così si è trovato un altro modo per farlo rendere: una gara d'appalto di 240mila euro per demolirlo. Soldi trovati accendendo per conto dei cittadini un mutuo trentennale. Cercare i responsabili del danno e farli pagare al posto dei cittadini sarebbe una ingiustificata perdita di tempo, che non coincide con le priorità della politica e con le scadenze elettorali, sperando che non finisca come il magistrale caso di Punta Perotti, costato 49 milioni di risarcimento ai proprietari con i soliti soldi dei contribuenti. L'operazione sintetizza anche una nemesi formalmente curiosa: quello che non è riuscito a fare la sinistra parolaia sul paesaggio, o l'ambientalismo rumoroso ma senza spina dorsale, o semplicemente l'indignazione dei cittadini più accorti, sono riusciti a farlo alcuni politici rappresentanti proprio della rendita speculativa a spese del territorio. È, in fondo, anche un miraggio: quell'aggeggio di Alimuri, così com'è, non serviva più a nessuno: l'occasione per rimettere mano alla speculazione edilizia sui paesaggi di pregio sta ormai da un'altra parte. Nel "nuovo" piano casa, ad esempio, o nel condono caldoriano contenuto implicitamente nella legge regionale 162014, o nel decreto "Sblocca Italia" del Governo, oppure nei milioni di metri cubi di box interrati oramai sempiterna allegoria dello sfregio alla Penisola Sorrentina. E poi c'è il sempre utile abusivismo edilizio diffuso. Non è un caso che mentre giù, sulla battigia, si demolisce il già semidiruto ecomostro, qualche centinaio di metri più su, sulla collina super-vincolata di Montechiaro, l'attività edilizia procede a pieno ritmo. Tutti i vecchi condoni presentati sono stati ritenuti procedibili dal Comune di Vico Equense e sono stati concessi, come atti dovuti. Non uno solo la Sovrintendenza di Napoli ne ha bocciato per manifesta incompatibilità con il paesaggio. E così, approfittando della situazione, accanto a manufatti indecorosamente legalizzati dalla mano pubblica, procede un abusivismo visibile persino da Napoli o dalle carte di Google Earth. Ma quello che conta è il simbolo di oggi. È importante la demolizione dell'ecomostro di Alimuri, e va salutata positivamente. Ma è anche, a ben guardare, un colpo di furbizia, che scarica i privati proprietari da un noioso e costoso fardello, caricandolo sui cittadini.
ALIMURI, LO SCEMPIO LEGALE
L'ecomostro di Alimuri, una struttura di abusivismo edilizio, è stato demolito a Sorrento. La demolizione è stata finanziata con un mutuo trentennale dei cittadini. L'operazione è stata condotta per evitare di far pagare i responsabili del danno ai proprietari. La demolizione è stata vista come un colpo di furbizia, che ha scaricato i privati proprietari da un noioso e costoso fardello, caricandolo sui cittadini. La demolizione è stata condotta in un contesto di abusivismo edilizio diffuso, con molti altri manufatti indecorosamente legalizzati dalla mano pubblica. La Sovrintendenza di Napoli non ha bocciato alcun condono per la demolizione.
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