LA POLEMICA NESSUNA marcia indietro. I lavori a Bari della palazzina sul mare possono continuare. L'ennesima gelata per il fronte ambientalista del no arriva dal Consiglio di Stato. I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso con il quale la rete delle 37 associazioni chiedeva dirivederel'ordinanzaemessaa ottobre scorso dal Tar Puglia e che confermava la procedura del cantiere sorto sul lungomare. Si tratta del ribattezzato 'ecomostro', l'edificio da 12 metri commissionato dal Provveditorato alle opere pubbliche sull'area demaniale antistante largo Santa Chiara come ampliamento degli uffici del Genio civile. "Non ci sono elementi nuovi, né ragioni di danno idonei a giustificare la riforma dell'impugnata ordinanza" è in sintesi la motivazione espressa dai giudici della IV Sezione del Consiglio di Stato. La palazzina sul lungomare può quindi procedere il suo percorso con gru e operai al lavoro. Un verdetto che in pratica riconosce la validità delle motivazioni espresse un mese e mezzo fa dal Tar e basate soprattutto sul concetto di non fermare, per evidenti ragioni erariali, un'opera pur sempre finanziata con denaro pubblico. Inevitabile la delusione tra i comitati e le associazioni che da mesi combattono per lo stop ai lavori e per la realizzazione alternativa di un grande parco urbano che dai piedi delle palazzine demaniali si sviluppi sino al castello svevo. «A nulla sono valse commentano - le nostre ben documentate eccezioni di illegalità. A nulla sono valse le richieste del Comune e della Regione di riaprire la conferenza di servizi inficiata dalla omissione del vincolo e impugnata sempre dal Comune e dalla Regione verso il ministro. Questo ventilato danno erariale è a nostro avviso poca cosa rispetto al danno che subisce tutta la città con l'edificazione del palazzo e con i comportamenti arroganti e prepotenti di alcuni enti e funzionari dello Stato che hanno tradito il loro mandato. È un'altra battaglia persa concludono - ma noi continuiamo a batterci per l'affermazione della legalità, in attesa del giudizio di merito, previsto per fine maggio». In quella sede infatti sarà chiarita meglio la vicenda nata all'indomani della scoperta di un vincolo di rispetto del 1930 che di fatto tutelerebbe la piena fruibilità di monumenti di notevole interesse storico, come appunto il castello svevo, e che quindi escluderebbe ogni elemento circostante che ne impedisca la piena visione. Un vincolo riconosciuto sì dalla Soprintendenza, ma mitigato con la prescrizione di una piantumazione di pitosforo attorno alla palazzina, un particolare che ha fatto andare su tutte le furie i comitati di quartiere. «Prendiamo atto di questa ordinanza commenta l'assessore all'Urbanistica Carla Tedesco Noi sosteniamo l'idea delle associazioni e più volte abbiamo chiesto la riapertura della conferenza di servizi sul progetto della palazzina. Perché crediamo che queste battaglie attive della cittadinanza siano perfettamente in linea con il nostro programma di governo: riaffermare una città che guarda al mare, alla valorizzazione del verde e dell'ambiente. Andremo comunque avanti perché crediamo nel progetto di un parco urbano ai piedi del castello ». L'assessore Tedesco conferma quindi l'idea di togliere le auto da largo Santa Chiara «senza però creare disagi ai residenti », avverte e realizzare una distesa di verde collegata ai giardini, inutilizzati e inaccessibili, dell'area demaniale.