Ieri l'anteprima in un luogo magico: la casa del Petrarca in via dietro Duomo, con riccioli di affreschi e una ripidissima scala. Qui il sommo poeta compose il Canzoniere subito dopo la morte di Laura. Andrea Nante, direttore del Museo diocesano e Carlo Cavalli, conservatore, hanno presentato l'inventario informatizzato dei beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Padova: un lavoro enorme, durato 10 anni. È stata realizzata una banca dati informatica contenente oltre 110 mila schede per oltre 450 realtà diocesane (parrocchie e altri enti) e 800 chiese. Si tratta di dipinti su tavola e su tela, di sculture in legno, in pietra e in marmo, di opere di oreficeria, di tessuti preziosi per i paramenti sacri. Oltre alla schedatura, che identifica le opere, un immenso lavoro fotografico. L'inventario è accessibile, via internet, agli studiosi e ai parroci, ma è soggetto a misure di protezione per non fare da guida ai ladri di opere d'arte. Spazia dalla città alla bassa padovana, all'enclave dell'altipiano di Asiago, comprende pezzi di grande valore e notorietà, ma anche opere d'arte quasi sconosciute emerse dalle chiesette di campagna, insomma mette in rete una straordinaria miniera di conoscenze, a cui si è ispirato anche il museo diocesano con l'organizzazione di mostre come quella su Carlo Rezzonico, vescovo e papa, come "l'anima nelle pietre" sulla scultura di Antonio Bonazza e la più recente "L'Uomo della Croce" con il restauro di tre crocefissi tra cui quello, splendido, donatelliano, della chiesa dei Servi. L'inventario, su tutto il territorio nazionale, comprende oltre 2 milioni di pezzi ed è stato promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Quello della diocesi di Padova ha richiesto un investimento di 1 milione e 400 mila euro, in parte finanziato dalla Cei con l'8 per mille in parte da Cariparo. L'incontro di ieri è stato il prologo del convegno che si terrà oggi dalle 10 alle 17 nella sala Barbarigo del palazzo vescovile. Dopo il saluto del vescovo Antonio Mattiazzo interverranno per le sovrintendenze Fabrizio Magani e Giovanna Damiani quindi Antonio Finotti, presidente della Fondazione Cariparo. La mattinata si concluderà con la relazione di don Bruno Cogo direttore dell'Ufficio Beni culturali della diocesi e con quella del maggiore Giuseppe Marseglia. Comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale di Venezia sull'attività di tutela del comando dei Carabinieri. Nel pomeriggio la restauratrice Maria Chiara Ceriotti del consorzio Arké di Roma illustrerà il restauro della Madonna con Bambino di Antonio Vivarini. L'inventario è uno strumento flessibile, aperto alle modifiche che si possono verificare nel tempo, prodotto con rigore scientifico e redatto in modo uniforme, è il più completo mai prodotto in ambito istituzionale per i beni ecclesiastici della diocesi e comprende anche tutte quelle opere che hanno meno di cinquant'anni e non sono soggette al Codice dei beni culturali. Aldo Comello