Sugli indirizzi di politica industriale, la Regione in piena schizofrenia: martedì si discute a Sala d'Ercole del protocollo con Assomineraria, il giorno dopo convegno dei Beni Culturali sulla tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia. Gli ambientalisti: "Crocetta verso una strada senza futuro" Non passeranno nemmeno 24 ore. L'appuntamento infatti è per il prossimo mercoledì 3 dicembre, a Palazzo Mirto a Palermo, per discutere della tutela dei banchi del Canale di Sicilia "per l'equilibrio dell'ecosistema del Mediterraneo". L'incontro di studio è promosso dalla Soprintendenza del Mare, che fa capo all'assessorato regionale ai Beni Culturali. Insomma, quella stessa amministrazione regionale che martedì pomeriggio affronterà il dibattito a sala d'Ercole sul tema delle trivelle nel Canale di Sicilia, mercoledì si confronterà invece sul tema della salvaguardia delle biodiversità in quella stessa striscia di mare in cui saranno installate le trivelle per estrarne barili di petrolio. "Schizofrenia politica" secondo Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, tra i relatori del convegno di Palazzo Mirto. Lo stesso Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, commenta in una nota che "l'interesse ambientale e culturale dei Banchi del Canale di Sicilia è fondamentale per la sopravvivenza socio-economica delle comunità rivierasche e per l'equilibrio dell'ecosistema del Mediterraneo. Per questo è necessario provvedere alla promulgazione di adeguati strumenti normativi per la loro salvaguardia e per adeguati meccanismi di valorizzazione, indispensabili per un corretto e non distruttivo sfruttamento delle qualità intrinseche di questo spettacolare angolo del pianeta che va tutelato nel presente e consegnato integro alle future generazioni che abiteranno questi territori". Insomma, la biodiversità nel Canale di Sicilia è un tema che sta molto a cuore all'amministrazione regionale. Che dall'altro lato, però, sigla il protocollo d'intesa con Assomineraria per estrarre l'oro nero e intascare le royalties dalle multinazionali petrolifere. Ma quello del convegno di palazzo Mirto non è certo l'unico paradosso con cui l'esecutivo regionale deve fare i conti. Proprio ieri, infatti, il vicepresidente della Regione, Mariella Lo Bello ha assicurato nel suo intervento a Sala d'Ercole che "le aree protette in Sicilia sono molte e lì certamente non si può trivellare". Non ne è così convinta Legambiente Sicilia, che invece ha inviato formale diffida alla Sovrintendenza di Ragusa a revocare in autotutela un nulla osta col quale l'ufficio ibleo ha autorizzato alcune indagini esplorative sul giacimento idrocarburi in contrada Buglia Sottana. Peccato che quella sia un'area di tutela, dove ogni nuova attività industriale è inibita. "Che senso ha si chiede Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente avviare la ricerca di idrocarburi in un luogo vincolato? É di tutta evidenza l'incoerenza con le norme di salvaguardia scattate con l'adozione del Piano Paesaggistico e che si tratta di una prima forzatura che anticipa certamente il tentativo di modificare il vincolo". Secondo Fontana, "il governo Crocetta va dritto su una strada senza futuro che porterà la Sicilia fuori dal percorso virtuoso che stanno seguendo tutte le economie che stanno crescendo. Fra qualche anno ci troveremo con un pugno di mosche in mano e con una crisi ambientale ancora peggiore di quella attuale".