16052005 Chiudi Michele Campanella, pianista napoletano, che del San Carlo ha fatto la sua seconda casa, non è felicissimo della notizia che il Massimo napoletano possa essere affittato per banchetti nuziali e per quanto articolata, la sua posizione è netta. Allora maestro Campanella, come stanno le cose? Male, molto male, non mi sorprenderebbe se tra qualche tempo anche alla Scala e in altri prestigiosi teatri si adottasse la stessa tecnica per fare cassa». Insomma, il San Carlo lancia una nuova tendenza? «I fondi sono pochi, lo capisco, ma io non farei mai un matrimonio nel foyer del San Carlo, è contro ogni mio principio». Purtroppo servono fondi. «Volevano affittare anche il cortile del Conservatorio di San Pietro a Maiella, per fortuna nessuno lo ha concesso, e poi, siamo sicuri che tutto questo serva?». Lanza Tomasi dice che con i matrimoni non ci guadagna. «E allora sono ancora più stupito, perché fare un matrimonio, un banchetto se poi quei soldi non servono a sanare il deficit? Mi sembra una cosa senza senso». Eppure è una scelta fatta per il Massimo napoletano. «La città dovrebbe stare più vicina al teatro. Il governo, lo Stato dovrebbero preoccuparsi di più della cultura e dei teatri. Io credo che l'unica vera soluzione sia questa». Quindi lei dice no? «Dico no ai banchetti, ma se proprio bisogna violare il tempio lo si faccia per i soldi veri, per manifestazioni straordinarie che diano un giusto risalto al teatro e che procurino molti soldi. Altrimenti è inutile perdersi per una cifra irrisoria come quindicimila euro».