TROPPE tasse e pochi servizi. Potrebbe essere così sintetizzata la relazione annuale presentata ieri dall'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma Capitale, un corposo documento che mette in evidenza il pesante squilibrio tra la domanda di tasse, soprattutto locali, e l'offerta di servizi. La sproporzione è evidente guardando all'Irpef, sia comunale che regionale (0,9 l'aliquota aggiuntiva nel primo caso, 1,73 nel secondo). L'indicatore medio sceso a 6,36. E i romani pagano le sovrattasse comunali e regionali più alte Considerando una famiglia media con un reddito di 50.000 euro, l'ammontare versato al Campidoglio è di 441,45 euro (il più alto tra le maggiori città italiane), mentre 848,57 euro è la parte destinata alla regione (anche qui uno dei valori più alti in Italia, secondo solo a Napoli). Guardando al complesso delle imposte locali, la stessa famiglia tipo paga a Roma 1.326 euro all'anno, la cifra più alta in Italia dopo Napoli (1.424). A fronte di una tale tassazione, il livello dei servizi è basso. Il voto medio registrato da un sondaggio dell'Agenzia per indicare la soddisfazione verso i servizi comunali è 6,36, il più basso dall'aprile del 2009 quando il voto era stato di 6,62. Sopravvivono solo alcune punte di eccellenza riconosciute dagli intervistati, come il Palaexpo con il voto di 8,1, dell'Auditorium (8), dei musei comunali (7,7), delle biblioteche e del Bioparco (7,2 e 6,9). La maglia nera è invece la pulizia e raccolta dei rifiuti (4 e 4,6). Non migliore il giudizio per l'Atac: il voto dato dai cittadini al trasporto pubblico di superficie è sceso dal 4,9 del 2013 al 4,6 di oggi.