«COS'È secondo te una periferia »? «Un posto dove non ci sono i musei». Qualche giorno una bimba di dieci anni ha risposto così ad un'intervista. Un bel monito per le città e le loro amministrazioni, specie in queste settimane in cui è esplosa la tensione nelle due principali metropoli italiane. Il rammendo delle periferie, come lo ha chiamato Renzo Piano, sembra di là da venire a Roma e Milano, ma non solo. L'attesa che le martoriate casse dei Comuni abbiano un po' di respiro, combinata a molti altri e complessi fattori (più di quanto non vorrebbe chi strumentalizza le proteste soffiando sul fuoco delle intolleranze), ha trasformato queste aree in polveriere sociali che esistono solo per negazione. È così: delle periferie italiane, oggi, sappiamo solo ciò che non sono. Non sono centro. Non sono servizi. Non sono storia. Non sono bellezza. Non sono collettività. Non sono cultura. Tornando allora alle parole inconsapevolmente (forse) amare della bambina, ci si può chiedere: portare i musei nelle periferie può salvarle? A mio avviso non basterebbe. Costruire cattedrali nel deserto senza che si innestino in un tessuto connettivo irrorato di decoro, cultura, educazione farebbe fare ai musei la fine dei centri commerciali: intorno, il nulla. E invece cultura, bellezza e i loro effetti collaterali vanno diffusi, come un contagio positivo, da diversi focolai. Librerie e biblioteche, per esempio, com'è successo qui a Torino con l'esperienza della libreria il Ponte sulla Dora a Borgo Aurora. Con attenzione, perché nessuno di questi luoghi diventi una fortezza chiusa in cui barricarsi e dalla quale resistere, ma rappresenti invece un punto di aggregazione aperto e un vero e proprio "distributore di cultura". Con questi i musei possono e devono dialogare, mettendo a loro disposizione il patrimonio, le storie e la memoria che custodiscono, nella loro dimensione di laboratori di idee e non di stanze immote attraversate solo da turisti o da chi ha già sviluppato una sensibilità culturale. Non sarà più utile portare i semi, invece che i frutti, perché la crescita della pianta produca consapevolezza, partecipazione e inclusione culturale e sociale? Alla Fondazione Torino Musei la pensiamo così, e per questo non mancheremo all'impegno cui si sentiamo chiamati e presenteremo presto un progetto per le periferie. Perché nella cultura, a Torino, ognuno possa sentirsi «al centro».