FABIO Carapezza minaccia di portare via i quadri, mentre il sindaco è pronto ad affidare ai privati la gestione del museo. L'improvvisa decisione di sbarrare i portoni del museo Guttuso di Bagheria riporta alta la tensione fra l'erede dell'artista e l'amministrazione bagherese, come era già accaduto in passato fra carte bollate e denunce. All'origine della chiusura c'è la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune: 43 milioni di debiti fuori bilancio mentre il museo fa pochi incassi: 20 mila euro all'anno e il municipio eroga 480 mila euro per il suo mantenimento. Cifra, i 20 mila euro, che si traduce in tre visitatori al giorno, davvero troppo pochi per una realtà espositiva che ambirebbe a ben altre cifre: la collezione Guttuso infatti ha come sede Villa Cattolica, una delle settecentesche ville bagheresi, che già di per sé sarebbe un'attrazione. Invece il deserto, come documenta anche il sito "TripAdvisor". Le recensioni dei visitatori sono costellate di proteste: difficile arrivare alla villa, mancano i cartelli stradali, invece dei normali pieghevoli ci sono foglietti fotocopiati e pure sbiaditi, collegamenti da Palermo inesistenti, tranne che per qualche treno. La stessa pagina web del Museo Guttuso è ferma ad un paio di anni fa e annuncia una mostra di fotografia del 2011-2012: direttrice, Dora Favatella Lo Cascio, che per alcuni mesi è stata anche assessore alla cultura. Sul sito del Comune, invece, sotto le diciture relative al Museo Guttuso, c'è anche il numero di telefono della direttrice ma tra parentesi la scritta "posto vacante". Fabio Carapezza, figlio adottivo di Guttuso, minaccia: «Se non si espongono potrei chiedere la restituzione delle opere, come ho comunicato in una lettera ufficiale al sindaco». Poi apre uno spiraglio: «Sono disposto però a cercare un percorso condiviso. La chiusura improvvisa del museo con soli due giorni di preavviso non ha senso. Soprattutto adesso che sono in arrivo più di quattro milioni di euro di fondi europei». Che saranno suddivisi tra un budget di 2 milioni e mezzo per i lavori di ristrutturazione della facciata e per la realizzazione dell'ascensore, e la parte rimanente per le attività relative alle mostre temporanee. E, pubblicato sul sito del Comune, c'è il bando già chiuso per la realizzazione del catalogo dedicato alla mostra sui ritratti, importo: 75 mila euro. Carapezza conferma di avere già ricevuto offerte da più musei d'Italia per ospitare la collezione Guttuso ma intanto è già iniziato il lavoro per la prossima mostra: "Itinerari guttusiani", dedicata ai ritratti dell'artista. «Ma non possiamo appiattirci su Guttuso dice il sindaco grillino Patrizio Cinque il museo dovrà offrire di più e per questo bisogna coinvolgere i privati». Secondo il primo cittadino, la causa di tutto è la dichiarazione di dissesto finanziario che non consente più il mantenimento del museo. «Per la legge dice i biglietti dovrebbero garantire la copertura del 36 per cento delle spese sostenute dall'Ente. Abbiamo già dovuto pagare 100 mila euro per avere superato i limiti del patto di stabilità. Non esistono in Comune professionalità interne per gestire un museo che sia concorrenziale con le moderne strutture del resto d'Europa». La ricetta del sindaco è la concessione di Villa Cattolica ai privati con un bando ad evidenza pubblica che promette sarà pronto entro l'estate. Nel frattempo, i 25 dipendenti comunali che venivano impiegati con turni di otto ore continueranno ad essere pagati ma fanno parte dei 93 dichiarati "eccedenti". «Saranno riqualificati sottolinea Cinque e impiegati per servizi che fino ad ora affidavamo a ditte esterne come l'assistenza igienico-sanitaria agli studenti disabili». Sempre secondo il primo cittadino i lavori di ristrutturazione del museo saranno conclusi a marzo del prossimo anno. Il sindaco, tra l'altro, smentisce qualsiasi contrasto con Fabio Carapezza e si dice stupito dai toni della lettera speditagli dall'Archivio Guttuso: «Ci siamo riuniti venerdì ricorda e i toni erano molto distesi. C'era accordo sul percorso di affidamento ai privati e sulla permanenza delle opere da noi».