COME palafitte, disseminate soprattutto sul promontorio del Gargano, sono certamente le più antiche macchina da pesca ad essere presenti in Puglia. È dei trabucchi che si parla, ora al centro di un'iniziativa di salvaguardia attraverso il disegno di legge ad hoc "Norme per la conoscenza, la valorizzazione e il recupero dei trabucchi", approvato l'altro giorno dalla giunta regionale. Ne è stata artefice Angela Barbanente, assessore alla Qualità del territorio, che premette: «Sembra che l'origine di queste macchine da pesca che, appollaiate sul litorale Adriatico a Nord della Puglia sono interamente costruite in legno e sfruttano con l'ausilio di grandi reti il naturale moto ondoso delle correnti marine, risalga al XVIII secolo, quando evidentemente spingersi in alto mare era un'impresa a rischio. C'erano intere famiglie che così, senza prendere il largo, dalla riva in pratica, vivevano della pesca grazie ai trabucchi». Nel concreto il disegno di legge, sollecitato dallo stesso governatore Nichi Vendola, si propone la tutela dei trabucchi impedendone, tramite sanzioni, sia la loro rimozione che il danneggiamento. Per fare questo, dunque, il primo passo sarà un censimento dei trabucchi presenti sul litorale e non solo garganico, visto che a Barletta ne sopravvive ancora uno sebbene in abbandono. Non solo. «Attraverso una ricerca su documentazione fotografica e cartografica del passato aggiunge l'assessore opereremo anche un censimento dei trabucchi storici ormai scomparsi. Perché se da un lato alcuni rischiano di sparire, dall'altro, stanno proliferando strutture in legno che trabucchi non sono né per caratteristiche né per funzione perché legati al turismo, ad attività di ristorazione in primo luogo, invece che alla pesca». E se salvaguardia vuol dire conservazione e recupero dell'esistente, il ddl della Regione prevede che siano attivati «specifici canali finanziari riservati ai trabucchi storici di riconosciuto valore culturale e paesaggistico, nell'ambito dei programmi previsti dalla recente legge regionale in materia di beni culturali (la 17 del 2013). Questi finanziamenti, dunque, non potranno che essere destinati a sostenere la funzione originaria dei trabucchi o a garantirne in ogni caso la fruibilità pubblica». Il prossimo step, allora, sarà il passaggio in Consiglio regionale del ddl sui trabucchi e, assolto quest'obbligo di rito, si procederà col censimento la cui mappatura sarà parte della Carta dei beni culturali della Puglia e, chiarisce l'assessore, «successivamente saranno dettate dalla giunta delle linee guida per il recupero o il ripristino, la conservazione e la valorizzazione dei trabucchi indicando anche le funzioni e destinazioni d'uso alternativo con la loro tutela. Tali linee guida saranno recepite, infine, nel Piano paesaggistico regionale, all'interno del quale hanno trovato garanzie di salvaguardia ben 11mila beni culturali dalle masserie ai manufatti rurali, passando per gli insediamenti archeologici, i tratturi e i segni tipici del paesaggio rurale in pietra a secco».