Il dibattito sulle cerimonie nel foyer. Caldoro: «Puntare piuttosto sui grandi eventi» Ancora polemiche suscita la decisione del San Carlo di dare in fitto il foyer per feste di nozze. Dopo l'intervento del soprintendente Lanza Tomasi («Poche cerimonie fatte e nessuno scandalo»), parlano Gabriele Ferro - ex direttore dell'orchestra del Massimo - ed il pianista Michele Campanella. Entrambi ribadiscono lo stesso concetto: i soldi ricavati non servono a dare sollievo al bilancio in rosso. Dal canto suo, il soprintendente ai Beni artistici e storici di Napoli, Nicola Spinosa, sottolinea: anche noi senza fondi, però dico no ai banchetti nei monumenti. Il ministro Caldoro: puntare piuttosto su grandi eventi «Arte senza fondi, difendiamo i monumenti» In principio era «Monumenti porta aperte»: siamo nel 1994, con questo slogan lanciato da palazzo San Giacomo, Napoli scoprì e si rese conto improvvisamente che la sua risorsa maggiore era l'eredità lasciata dal passato: chiese e musei, teatri, mura greche e rovine romane. Oggi quei monumenti - secondo alcuni - sarebbero «troppo» aperti. E fa discutere, adesso, il caso delle feste di nozze nel foyer del San Carlo. Ma procediamo con ordine. Nicola Spinosa, soprintendente ai Beni artistici e museali, prende spunto proprio dalla vicenda che vede il San Carlo al centro delle polemiche, per spiegare come stanno le cose dal suo punto di vista: «Nei miei musei - attacca - non si fanno matrimoni, né cresime e nemmeno comunioni o funerali. E, sul piano economico, non stiamo meglio del San Carlo». Il soprintendente poi lancia un altro affondo: «Non credo sia tutta colpa di Lanza Tomasi. La verità è che mancano i fondi, intendo quelli pubblici e non ci si può, comunque, finanziare solo con quelli dei privati. Certo, se al San Carlo sono ridotti al punto tale che biosgna fare i matrimoni qualcosa non funziona». Spinosa allarga il discorso: «Sta venendo fuori una Napoli che non mi piace, i monumenti e la cultura vanno tutelati. Non possono essere violati continuamente, mi sembra la Napoli di Masaniello: festa, farina e forca, così non si va da nessuna parte». Spinosa, dunque, è critico sulla questione dei monumenti violati e utilizzati per fini che non siano strettamente collegati con l'arte. Presa di posizione forte che arriva mentre il mondo della lirica è in subbuglio. Si divide fra chi non si scandalizza e vorrebbe addirittura un ristorante dentro il foyer, e chi invece ritiene che la cena o il pranzo nuziale sia una medicina amara da ingurgitare in nome della sopravvivenza del Massimo napoletano. Ma sta nascendo anche un terzo partito, quello del no secco alla pratica dell'affitto per i matrimoni. Gabriele Ferro, ex direttore musicale del San Carlo e Michele Campanella, pianista napoletano di rara bravura, non hanno dubbi: per loro, l'unica eccezione la si potrebbe fare per manifestazioni che risolverebbero il problema economico in maniera definitiva. Altrimenti - sostengono - «si sporca solo l'immagine di un tempio». Questione ancora più delicata se si considera che, per stessa ammissione di Lanza Tomasi, la pratica dell'affitto non risolve i problemi finanziari. «Non è molto edificante come idea - spiega Ferro - a me non piace, e certo non mi fa sentire bene. Mi ricordo che già durante la mia gestione successe una cosa simile e ci rimasi male. È di pessimo gusto in un teatro come il San Carlo fare certe cose, né penso che in altri storici siti si faccia la stessa cosa». Consapevole dei problemi economici che tutti gli enti lirici del Paese devono affrontare, Ferro resta perplesso sull'entità delle entrate. «Quindi è doppiamente inutile, se si deve vendere la griffe San Carlo lo si faccia per miliardi veri, ma deve essere l'ultima spiaggia». Infine, in serata il ministro Stefano Caldoro: «Per quanto mi riguarda, da un punto di vista estetico e per il ruolo del San Carlo, non è certo una cosa bella. Si tratta pur sempre di una una sede che ha un prestigio particolare. Ma nello stesso tempo strutture come queste devono riuscire a trovare forme di autofinanziamento, che non siano banchetti ma grandi eventi internazionali». Il ministro per l'Attuazione del programa fa il punto sui tagli del governo: «Rispetto all'anno scorso il taglio è stato solo del 2 per cento. Gli enti locali, che hanno tutto l'interesse perché queste fondazioni funzionino, piuttosto, dovrebbero stare molto più vicini al San Carlo».
No a feste di nozze nei monumenti - Spinosa: anche noi senza fondi come il San Carlo, però mai banchetti
Il San Carlo di Napoli è in discussione per permettere alle nozze di essere celebrate nel foyer. Il soprintendente ai Beni artistici e storici di Napoli, Nicola Spinosa, sostiene che i monumenti non devono essere utilizzati per eventi come le nozze e che la pratica dell'affitto per i matrimoni non risolve i problemi finanziari. Il ministro Stefano Caldoro sostiene che il San Carlo deve puntare su grandi eventi internazionali per autofinanziarsi. Il direttore musicale del San Carlo, Gabriele Ferro, sostiene che l'affitto per i matrimoni è inutile e che il San Carlo deve trovare altre forme di autofinanziamento. Il pianista Michele Campanella sostiene che la pratica dell'affitto per i matrimoni è una medicina amara per il teatro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo