Daniele Malfitana, direttore dell'Istituto per i beni archeologicI del Cnr, interviene nel dibattito sullo stato dei Beni culturali in Sicilia e sottolinea i ritardi e le mancanze della Regione. Una gestione caotica che ha fatto perdere all'Isola l'occasione di Google, che avrebbe consentito di creare un "modello Ercolano" anche qui. «Che fine ha fatto il Consiglio regionale per i beni culturali e ambientali? E perché la Regione ha perso l'ennesima occasione di sfruttare sponsor mondiali come Google per valorizzare il proprio patrimonio? ». Daniele Malfitana è il direttore dell'Istituto per i beni archeologicI e monumentali del Centro nazionale di ricerche. L'unico ente dell'Italia meridionale voluto dal Cnr per un settore cardine quale è quello del patrimonio culturale. Ma Malfitana è soprattutto uno studioso moderno. Che coniuga la "vecchia scuola" della ricerca archeologica e della tutela all'innovazione, non solo tecnologica. Passato e futuro, insieme, per promuovere conoscenza e fruizione del patrimonio si può e si deve, secondo l'archeologo. Eppure non si fa. Così il direttore del Cnr chiama in causa, subito, chi non assolve al suo dovere: la politica. E in particolare, la politica regionale. «Il nuovo assetto del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo - dice l'archeologo - grazie ad una significativa ventata di innovazione, anche procedurale e mentale, è significativo. Il ministro Franceschini prova a cambiare le cose, e questo è già un risultato. E la Sicilia cosa fa in tutto questo? Superato, si spera, l'empasse che ha visto il governo regionale bloccato per lunghi mesi in preda a una crisi politica, ci si ritrova adesso pronti a ripartire per cercare, se non altro, di recuperare il tempo perduto. ma quel che emerge è il disorientamento, unito a una mancanza di visione e di strategia che non solo rischia di indebolire ancora di più la nostra Isola potrebbe amplificare la frammentazione tra tutti quegli attori chiamati ad operare in un settore dalle elevate potenzialità». Il tema del "bene culturale" è quello di un campo fertile, dove trasversalità e integrazione, discipline diverse, interessi diversi e competenze diverse possono convivere senza interferire tra loro. «Ma dove, la politica, quella seria e competente - aggiunge Malfitana - dovrebbe trovare la chiave per sperimentare, in una visione omnicomprensiva, azioni capaci di dare valori aggiunti alla nostra terra». Eppure, la guerriglia politica, come la definisce il direttore del Cnr, invade anche questo settore. E lo danneggia. A partire da un'occasione perduta proprio a causa della Regione: quella della presenza dei vertici di Google in Sicilia. «Mi chiedo ancora - dice il direttore del Cnr - perché non si è colta questa opportunità straordinaria. Non sta forse facendo questo oggi il ministro Franceschini quando cita il caso di Ercolano dove il magnate Packard da decenni investe risorse per valorizzare i resti dell'antica città? Quanti "modelli Ercolano" avremmo potuto creare in Sicilia? E quanti potremmo crearne ancora se solo ci si mettesse tutti attorno ad un tavolo Regione, Università e Cnr e, insieme, elaborassimo un piano d'azione? Un impegno vero, superando invidie, gelosie, personalismi, narcisismi e, soprattutto, concezioni di proprietà privata dei beni culturali per consentirci di investire e far investire su alcune realtà nodali dal punto di vista comunicativo della nostra Isola e delle nostre città». Ma come fare? Malfitana, che è stato scelto dal ministro Franceschini per far parte di quella commissione di saggi a tutela dei Bronzi di Riace, risponde con semplicità: unendo le forze. Ma è proprio il coordinamento l'anello debole della catena regionale. «Basterebbe far dialogare l'assessorato dei Beni culturali con quello della Formazione a cui compete anche la ricerca - dice Malfitana - E da questa sinergia avviare un sistema all'avanguardia che formi, specializzi e lasci operare nell'isola le giovani competenze formate. Basterebbe poco; basterebbe solo esserne convinti, per capire che l'innovazione può essere anche questa, al di là di isolati "piani giovani" destinati a scolorirsi nel tempo. Non si innova facendo ruotare continuamente come trottole i soprintendenti o i direttori dei musei cui non si dà il tempo di capire cosa è possibile fare; si può, invece, innovare stimolando soprintendenti e direttori di musei a intensificare il dialogo con le altre realtà, con gli altri compartimenti che operano nell'Isola perché si faccia fronte comune e si studino insieme le azioni più efficaci per evitare che il nostro straordinario patrimonio tiri semplicemente a campare quando altrove sarebbe motore di forte sviluppo». Malfitana parte dalla sua esperienza personale alla guida di un istituto che si occupa sì di archeologia ma lo fa in chiave moderna, multidisciplinare, organizzando team di archeologi, fisici, geofisici, fotografi. Insomma, specialisti che utilizzano le più aggiornate tecnologie del comparto e che sono chiamati a lavorare in Grecia, in Turchia, in Albania e anche a Pompei. Dappertutto, dunque, ma - e ciò purtroppo non stupisce - la "task force" del Cnr siciliano non può lavorare in Sicilia. La ragione è sempre la stessa: lungaggini burocratiche, autorizzazioni infinite. Eppure i beni culturali restano un'opportunità da sfruttare anche dal punto di vista economico, come Malfitana conferma. Ma perché ciò accada occorre rendere vivo il patrimonio, modernizzarlo, attrarre investimenti privati che, a ben guardare, potrebbero esserci. «Le politiche per la ricerca - aggiunge il direttore del Cnr - e la grande occasione dei fondi europei (2002-2013 ancora in bilico e, soprattutto, 2014-2020) cui la Sicilia deve guardare con molta attenzione, continueranno sempre a dipendere dalle scelte politiche: un dato incontrovertibile che non possiamo certo bypassare ma l'esperienza di chi gestisce un istituto che fa ricerca ad alti livelli conferma la necessità che non si possono ignorare processi dinamici di matrice diversa in cui convivono una molteplicità di elementi e sollecitazioni. Lo studente appena laureato, il giovane ricercatore che opera nelle nostre strutture e che si affaccia alla ricerca, deve essere messo in grado di specializzarsi e di utilizzare le sue competenze al servizio del suo territorio». Dunque, diversamente da quanto asserito dal presidente della commissione Unesco, Giovanni Puglisi, il vertice del Cnr evidenzia come vi sia oggi l'esigenza di più formazione. «Ma di qualità - dice - e perciò affidata a strutture deputate. Servono più investimenti della Regione per la ricerca perché dal sostegno alla conoscenza arrivi poi il quello alle giovani forze che, con una visione nuova e moderna capace di accantonare definitivamente le logiche del passato, possano essere pronte alle sfide future. Adesso tocca alla Regione, noi ci siamo».