Declassata, la biblioteca dipenderà dalla Pinacoteca. Oggi l'assemblea degli archivisti Decapitata la Biblioteca Braidense. Dalla riorganizzazione del ministero della Cultura ne esce declassata, privata della dirigenza e messa sotto tutela della vicina Pinacoteca di Brera. Stamattina archivisti e bibliotecari si riuniranno in assemblea. Biblioteca e Mediateca apriranno, perciò, due ore più tardi (10.45). I sacrifici in nome della spending review erano attesi, ma «tra le tante prospettive spiega Antonella Galeone, rappresentante Uil nella Rsu della Pinacoteca tutto pensavamo salvo un simile disinvestimento su questo istituto storico. I tagli delle dirigenze, di fatto, vanno a colpire duramente il sistema bibliotecario. Si privilegiano i percorsi museali, perché c'è un ritorno economico, ma si rischia di non consentire il funzionamento di una delle tre più importanti biblioteche nazionali». Solo una porticina divide oggi Pinacoteca e Braidense, attraverso la quale si entra nel salone centrale dedicato all'imperatrice Maria Teresa d'Austria, la cui sobrietà neoclassica è interrotta soltanto dai sontuosi lampadari di cristalli di Boemia un tempo presenti nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: viene infatti utilizzato per mostre ed eventi. L'istituzione, cui nel 1880 fu conferita la qualifica di «Nazionale», custodisce oltre un milione e mezzo di volumi, frutto di fondi e donazioni ma anche del «diritto di stampa»: ogni casa editrice milanese deve, infatti, in forza di legge depositare una o più copie di ogni libro editato. Ogni giorno qui studiano e fanno ricerca trecento persone. La Braidense aprì i battenti nel 1776, insieme all'Accademie di Belle Arti, all'Osservatorio astronomico e all'Orto botanico nei locali del Palazzo del Collegio gesuitico, il cui fondo librario (24 mila libri) è custodito nella sala teologica. Nota ovunque, non solo per essere la seconda biblioteca al mondo dopo quella di New York ad avere la luce elettrica (sui bulbi di vetro delle lampadine per evitare i furti c'era la scritta: «Rubata alla biblioteca di Brera») ma soprattutto per il fondo manzoniano con il manoscritto originale di «Fermo e Lucia».