TRENTO. Coraggio e progettualità. Passa da qui l'attuazione della nuova variante al piano regolatore generale del Comune di Trento secondo Alberto Winterle, presidente dell'Ordine degli architetti del Trentino, e Giovanna Ulrici, presidente della sezione provinciale dell'Istituto nazionale urbanistica (Inu). «La priorità, più che decidere la destinazione di ogni singola area, è di definire quale città vuole diventare Trento». Ecco il punto di partenza per Winterle. Che si opti per la città dell'università o per quella del turismo, l'importante è «capire quale tema si vuole sviluppare». Ben venga, secondo Ulrici, che allora il sindaco Andreatta abbia deciso di rinunciare al «sogno di una città da 150.000 abitanti» (Corriere del Trentino di ieri). «Lo spreco di territorio continua a esserci ma è cessata la pressione espansiva sottolinea , per cui mi fa piacere che l'attenzione sia rivolta al riciclo dei suoli abbandonati perché è evidente che il degrado con cui si convive inizia a spaventare: tutti i luoghi che sembravano avere un futuro felice sono ancora lì». Uno su tutti? L'area dell'ex Italcementi. Per il presidente di Inu quella parte della città potrebbe essere il punto da cui iniziare a costruire la nuova Trento, ma solo se «viene inserita in una logica in cui l'intero Prg è fondato sul riutilizzo di suoli e costruzioni». «Su queste aree la soluzione può essere anche provvisoria sottolinea Ulrici , una destinazione veloce che cancelli il degrado e pulisca la città ridandole dignità mentre si elabora un'idea definitiva». Winterle allarga lo sguardo sull'intera asse dell'Adige. «Tutta la parte lungo il fiume va ripensata in un progetto complessivo spiega Destra e sinistra dovrebbero avere un senso compiuto: da una parte c'è l'uscita dell'autostrada e il parcheggio dello Zuffo, dall'altra l'ex Sit e lo stadio, che è lì e non si capisce cosa ci fa». Ma poi si scende alle Albere fino ad arrivare al Not. «Sono aree con potenzialità notevoli», su cui il presidente degli architetti trova sensato l'investimento pubblico, al contrario della parte nord della città. «Lungo l'Adige un investimento pubblico avrebbe delle ricadute positive per tutta la comunità spiega mentre nell'area nord bisognerebbe lasciare più spazio all'intervento privato perché è una zona che risponde a dinamiche diverse e nella quale si è creduto che bastassero delle aree commerciali per attrarre flussi economici, ma adesso non è più così». Con il calo delle risorse e la velocità con cui è necessario prevedere gli interventi, rischia di rimanere bloccato uno dei punti fermi del progetto di Joan Busquets: l'interramento della ferrovia. «Credo non sia più un intervento sostenibile rileva Winterle , e questo fa cadere un'importante base su cui si sviluppavano una serie di altre idee». «Sulle grandi opere l'atteggiamento del Comune è stato di attesa e di silenzio» critica Ulrici, che si dice «amareggiata» perché ritiene che «una città capoluogo debba pretendere di sedersi a questi tavoli». Una debolezza che Winterle ravvisa anche sulla partita riguardante l'area dell'ex Italcementi. «Se la Provincia decide di spostare le scuole e poi cambia idea, sconvolge gli equilibri della città spiega In passato ogni soggetto ha goduto di troppa autonomia, c'è bisogno di maggior dialogo per coinvolgere tutti gli attori chiamati in causa, a diverso titolo a seconde delle zone». «In questa nuova logica di ascolto conclude Ulrici forse è il caso di tenere presenti i tanti giovani professionisti del nostro territorio, che hanno girato il mondo e possono rinfrescare le idee ancora valide del progetto di Busquets».
Trentino. Architetti e urbanisti, Prg: coraggio e progetti
Il presidente dell'Ordine degli architetti del Trentino, Alberto Winterle, e la presidente della sezione provinciale dell'Istituto nazionale urbanistica, Giovanna Ulrici, hanno discusso sulla nuova variante al piano regolatore generale del Comune di Trento. Winterle ha sottolineato l'importanza di definire quale città vuole diventare Trento, tra quella dell'università e quella del turismo. Ulrici ha concordato che la priorità sia il riutilizzo dei suoli abbandonati, come l'area dell'ex Italcementi, e che la soluzione possa essere provvisoria per cancellare il degrado e pulire la città.
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