Dopo i drappi alla Regata, torna la protesta del Gruppo 25 aprile: basta alberghi, diamo un futuro. Zappalorto: condivido la preoccupazione. Chiarot: gesto ottocentesco, meglio il dialogo VENEZIA. Trecento volantini sulla platea della Fenice, ancora in religioso silenzio per il «Simon Boccanegra» di Giuseppe Verdi. Una «pioggia» colorata arrivata dal loggione, su politici, amministratori, personalità cittadine, appassionati di lirica da tutto il mondo, quasi alla fine del primo attoi. Il colpo di scena alla prima della stagione della Fenice è la protesta «aristocratica» del Gruppo 25 aprile, che già aveva partecipato alla protesta dei drappi in Canal grande il giorno della Regata storica. Nei volantini lanciati sulla platea i temi delle loro battaglie: «Basta alberghi a Venezia vogliamo anche case»; «No allo scavo del canale Contorta, sì alla cantieristica minore alle attività artigianali, al turismo di qualità, e i negozi di prossimità»; «Liberiamo Venezia da corruzione e clientelismo». Come essere nel film «Senso» di Luchino Visconti, ma mezzo secolo dopo. I volantini sono stati lanciati pochi minuti dopo le 19, nel cambio tra la seconda e la terza scena del primo atto (nella pausa, per non disturbare lavoratori e pubblico) dell'opera verdiana «Simon Boccanegra» diretto da Myung-Whun Chung con il baritono Simone Piazzola, il soprano Maria Agresta e il tenore Francesco Meli e la regia di Andrea De Rosa. Marco Gasparinetti, del Gruppo 25 aprile, tira in ballo precedenti passati alla storia, come la beffa del Goldoni quando il 12 marzo 1945 i partigiani lanciarono dal loggione del Goldoni volantini contro l'occupazione tedesca e il 1866 quando a farlo furono i patrioti alla Fenice contro l'occupazione austriaca. «Vogliamo dimostrare dice - che esiste ancora una civitas di liberi cittadini che vogliono dare un segno di speranza e di cambiamento. Senza cittadini muore la civitas e Venezia continua a perdere mille residenti all'anno». Tra il pubblico c'è chi ha letto i volantini e chi neanche se n'è accorto.Paolo Costa, presidente del Porto, tira dritto, il sovrintendente del teatro Cristiano Chiarot parla di «un tuffo nell'Ottocento, la soluzione ai problemi si trova con il dialogo, non così.Per me l'importante è che lo spettacolo sia andato bene». «E' quasi un programma da campagna elettorale dice leggendo il volantino il senatore del Pd Felice Casson sono temi validi che condivido». Lo dice anche il commissario Vittorio Zappalorto: «Al problema dei cambi di destinazione d'uso ci stiamo lavorando, sono d'accordo con gli incentivi per i residenti e sul limite alla dimensione delle grandi navi ma sul Contorta si deve accettare che è in corso un procedimento democratico di valutazione ambientale». Critico invece Paolo Baratta, presidente della Biennale: «Vorrei ricevere volantini con scritto sì a qualcosa, invece leggo solo no, il mio è un grido di speranza». Protesta a parte, la prima del Simon Boccanegra è stata molto apprezzata. Oltre alle autorità c'erano l'ex sindaco Mario Rigo e molti imprenditori come gli immancabili Iaia e Vittorio Coin, Piergiorgio e Franca Coin. Molto nero e poco sfarzo, l'unica a osare Cecilia Matteucci in abito bianco a grossi fiori blu e stola tono su tono. Quella della Fenice è una doppia inaugurazione: oggi alle 17 tocca alla «Traviata» diretta da Diego Matheuz.
Colpo di scena alla prima della Fenice, pioggia di volantini: No al Contorta
Il Gruppo 25 aprile ha lanciato volantini sulla platea della Fenice durante la prima del Simon Boccanegra, protestando contro la corruzione e il clientelismo in città. I volantini chiedono la fine degli alberghi e la promozione di case, la protezione del canale Contorta e la riduzione delle grandi navi. La protesta è stata condannata da alcuni politici e autorità, ma anche apprezzata da altri. La prima del Simon Boccanegra è stata apprezzata e ha avuto una buona affluenza. La protesta è stata vista come un tentativo di dare un segno di speranza e di cambiamento nella città.
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