Da qualche settimana il Maxxi, museo nazionale del Contemporaneo, ha subito una vera metamorfosi: i suoi ampi e sinuosi volumi sono stati completamente svuotati da ogni oggetto artistico e riempiti di suoni e rumori. Fa effetto tanto vuoto, che ha comunque il merito di esaltare l'architettura di Zaha Hadid così come si presentava al suo primo vagito esattamente quattro anni fa. La metamorfosi non riguarda le funzioni del Maxxi, che resta uno spazio museale: le opere di artisti noti e meno noti della scena internazionale sono esposte alle orecchie invece che agli occhi. È stato il cino-americano Hou Hanru, direttore artistico, a voler riprodurre a Roma un'idea già realizzata altrove, compreso il MoMa di NYC. Un progetto d'avanguardia, di rottura: immaginiamo gli Uffizi senza quadri e statue, attraversati però da musiche d'epoca. Un'iniziativa altamente sofisticata sul piano culturale, tanto più godibile quanto più i palati dei visitatori sono raffinati. La «mostra» occupa l'intero edificio e ha un titolo sorprendente: «Open Museum Open City». E un tentativo di avvicinare il museo alla città, superando il fossato che finora lo ha un po' isolato. L'afflusso dei visitatori non sembra premiare il coraggio con cui il Maxxi tenta di uscire da una astenica affluenza tradizionale. Nonostante l'ingresso gratuito per i giovani a fine settimana e l'arricchimento dell'immenso ma rumoroso vuoto con performance (apprezzate dai raffinatissimi), niente: le folle non premono alle porte dell'algido edificio. Il coraggio dell'osare, che pur ci si aspetta da un museo della contemporaneità impegnato nella sperimentazione, non sembra riconosciuto. Fino a far nascere il dubbio che il Maxxi abbia compiuto piuttosto un gesto temerario. L'aspettativa di trasformare il museo in un «nuovo Foro» una buona volta affollato non è stata mal riposta? Un'altra domanda: l'ardito esperimento a cui romani e turisti sembrano rimasti sordi non poteva essere limitato ad una parte del Maxxi lasciando a visitatori più comuni le ragioni di una visita a via Guido Reni? E ancora: il lancio di questa mostra «atomica» non rivela la grande difficoltà in cui va avanti il museo? Gli estremi rimedi si usano di solito con mali estremi. La costosa mossa «Open Museum» (oltre 600 mila euro) convincerà davvero grandi mecenati (finora assenti) a finanziare la Fondazione? Cosa accadrà nel Day After di questa ambiziosa e forse presuntuosa iniziativa? Tutto sembrerà molto banale: mini-Maxxi.
Roma. Il malessere del maxxi
Il Maxxi, museo nazionale del Contemporaneo, ha subito una metamorfosi con la rimozione di tutti gli oggetti artistici e la riempizione con suoni e rumori. La mostra, intitolata "Open Museum Open City", è stata realizzata dal direttore artistico Hou Hanru e ha come obiettivo avvicinare il museo alla città. L'ingresso è gratuito per i giovani a fine settimana e ci sono performance, ma non sembra aver attirato molte persone. Il coraggio dell'esperimento non sembra essere riconosciuto e si dubita che il Maxxi abbia compiuto un gesto temerario. La mostra è stata realizzata con un costo di oltre 600 mila euro e si chiede se convincerà grandi mecenati a finanziare la Fondazione.
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