C'è un marchio del lusso disposto a pagare 70 mila euro per pubblicizzare i propri orologi sul Battistero. Ma dal Comune c'è un «no» secco. C'è un'azienda, che vorrebbe investire 70 mila euro circa per promuovere i suoi orologi di lusso su un manifesto da montare sui ponteggi del Battistero di Firenze che insistono su via de' Cerretani durante il periodo di Natale. C'è l'Opera del Duomo che con questi soldi vorrebbe finanziare parte restauro in corso dello stesso Battistero e che ha appena annunciato per bocca del suo presidente Franco Lucchesi: «d'ora in poi sarà necessario assicurare al monumento una manutenzione costante». E c'è la giunta di Firenze, col sindaco Dario Nardella in testa, che ha più volte detto che non permetterà di «commercializzare» il bel San Giovanni e che quindi di manifesti pubblicitari lì non ne vuole. Piuttosto userà i fondi che arrivano dai biglietti degli Uffizi o dalla Firenze card, per dare una mano all'Opera del Duomo, o andrà a bussare alle casse di Roma. Giusto? Sbagliato? Emanuele Anselmi, titolare dell'agenzia One di Milano, quella che procaccia i potenziali investitori in pubblicità all'Opera del Du0mo e che fa questo lavoro nelle più importanti città d'arte d'Italia (Venezia, Roma, oltre che Milano, Bologna, Genova...), fa fatica a rilasciare dichiarazioni visto che è parte in causa, e però qualche input ce lo fornisce. Intanto è lui che ci dà qualche elemento in più sul potenziale cliente: «Sì, è arrivata una proposta per il periodo Natale di un'azienda che produce orologi di lusso. Loro pagherebbero circa 70 mila euro a fronte dell'affissione di un manifesto pubblicitario. Ma stavolta non so neppure se sia il caso di presentare domanda al Comune di Firenze. Mi hanno già detto di no per quello dell'Expo e di Ferragamo». La ragione? Ma il regolamento ovviamente. Che sui cinque monumenti simbolo di Firenze (Ponte Vecchio, Palazzo della Signoria, Duomo, Battistero, Campanile di Giotto) lascia piena discrezionalità al Comune. «Ci hanno spiegato che saranno accettati solo clienti disposti a rinunciare a sponsorizzare il loro prodotto». Nessuna foto, nessuno stilli life dunque può turbare l'armonia dei cinque big dell'arte a Firenze. Pare sia accettata dalla Giunta Nardella, spiega sempre Anselmi: «solo una scritta in cui si spieghi che l'azienda tale dei tali sponsorizza il restauro in corso. Ma è una soluzione improponibile da un punto di vista commerciale». E dire che lasciando delle maglie più larghe e consentendo manifesti «normali» a Roma verrà assicurato dagli sponsor al 100 per cento il restauro della fontane di piazza Barberini e piazza del Popolo, a Venezia quello della chiesa di san Simeon, a Bologna parte di quello della basilica di San Petronio e sempre a Venezia una parte di quello del museo Correr. In questo modo, ancora, a Milano stanno restaurando a costo zero 15 monumenti. Qui no.