Mart, cultura e economia. Zaninelli: «Patrimonio eccezionale, ecco come fare» ROVERETO «Distruggere l'analfabetismo economico, fare esperienza all'estero, educare la gente a selezionare le informazioni, creare una cultura della verifica». La ricetta di Sergio Zaninelli per fare della cultura il motore dell'economia è molto semplice. Almeno sulla carta. Il professore, già rettore dell'università Cattolica di Milano, ha partecipato ieri a un incontro sul tema organizzato dall'Unione per il Trentino (Upt) al Mart di Rovereto, accanto alla segretaria provinciale del partito, Donatella Conzatti, al presidente del museo, Ilaria Vescovi, e al direttore del Muse, Michele Lanzingher. Zaninelli ha subito sottolineato che «un conto è l'esistenza di beni culturali e un'altra è la percezione che si ha del loro valore», una relazione che nel caso della città della Quercia è sbilanciata: «Il patrimonio culturale di Rovereto è eccezionale spiega il professore , ma la percezione è modesta». «La cultura che veramente conta» secondo Zaninelli è solamente «quella viva, quella di cui ci si vanta» e non quella «che resta nelle statistiche». Tuttavia c'è un dato certo che dimostra l'esistenza di un nesso tra la cultura e lo sviluppo economico: il turismo culturale. «È una manifestazione pratica di questo rapporto, un fenomeno verificabile e quantificabile prosegue Zaninelli che ci permette di calcolare il fatturato generato dai beni culturali». Perché questo processo si realizzi, però, sono necessari degli interventi. Bisogna «togliersi dalla testa che la cultura si traduce da sola in attività economica»: o «si indica in che modo possono essere collegate», altrimenti «ci si illude». Per evitare questo, Zaninelli ha chiarito che «l'unico elemento che può fare da albero motore attivando il processo è il comportamento degli operatori economici». Per il professore è dunque necessario passare per una vera e propria «rivoluzione culturale» che modifichi «il modo di essere presenti nella vita economica». Una rivoluzione che si traduce anche in una compartecipazione sempre maggiore dei finanziamenti pubblici e privati. Un rapporto che si incarna in Ilaria Vescovi, al contempo imprenditrice e presidente del Mart. Archiviato il polemico addio di Cristiana Collu e senza nessun accenno alla decisione della direttrice di non rinnovare il proprio contratto, Vescovi chiarisce che «parlare di un supporto privato alle attività culturali non è scandaloso ma, anzi, necessario». Per la presidente «è doveroso individuare delle forme compatibili per sostenere un progetto qualitativamente elevato», che in questi cinque anni di attività ha portato il Mart «a generare non solo visitatori ma anche ricerca, conoscenza, un archivio, delle collezioni e occupazione».