Prima di lui l'hanno fatto, solo quest'anno, un canadese, un brasiliano e due australiani. Un paio di tedeschi sono stati beccati mentre infilavano reperti negli zaini. Tutti se la sono cavata con una denuncia e una richiesta di risarcimento che forse non pagheranno mai. Ma ora la storia potrebbe cambiare. Per Kazbek Akaev, 42 anni, russo in vacanza a Roma, ieri sono scattate le manette: una vigilante lo ha notato poco prima delle 11 mentre incideva con una pietra una grossa «K» - l'iniziale del suo nome - su una parete in laterizio nel primo anello del Colosseo. E ha subito chiamato i carabinieri. «Secondo i tecnici - spiega il soprintendente Mariarosaria Barbera - il danno è notevole. L'incisione ha asportato una parte della superficie della struttura e ne compromette conservazione e immagine». La «K» è larga 17 centimetri e alta 25, e si trova al piano terra del monumento, sul versante Celio. Un'addetta alla vigilanza ha visto Akaev mentre tracciava la lettera, come se la stesse incidendo su un muro qualsiasi. Il russo non ha potuto negare. Ha aspettato la pattuglia del Nucleo radiomobile che lo ha portato in caserma. Il quarantenne, denunciato per danneggiamento aggravato, sperava di non finire in camera di sicurezza, e oggi in tribunale. Ma poche ore dopo il pm ha deciso per l'arresto, proprio per il giudizio degli esperti sul danno ingente al Colosseo lo ha inchiodato.