Parla la coordinatrice Marta Coccoluto: "Abbiamo grandi potenzialità ancora non espresse" di Barbara Noferi BARATTI. Il parco di Baratti e Populonia può diventare un sito Unesco. È questa la speranza di Marta Coccoluto, coordinatore del parco Archeologico, un sito di straordinaria bellezza sia dal punto di vista paesaggistico che storico e archeologico. Un sito che già adesso accoglie 45mila visitatori all'anno, ma che può crescere e diventare fondamentale per lo sviluppo della Val di Cornia. Marta ci accoglie nel suo ufficio, all'interno della biglietteria-bookshop del parco, una struttura ricca di storia, dove i visitatori ricevono tutte le informazioni necessarie per una piacevole visita e possono fare anche acquisti. Qui c'è una ricca scelta di volumi, con una grande attenzione ai libri per i più piccoli. Ci può raccontare il suo percorso? Come è arrivata in Val di Cornia? «Sono arrivata nel 1999, il mio primo anno di università, matricola senese inesperta del lavoro archeologico sul campo, quando l'area dell'acropoli, che nel 2007 è diventata anch'essa parco (le necropoli furono aperte al pubblico nel 1998), era poco più che una selva di piante, rovi, file disordinate di cipressi e molti pini che nascondevano il tessuto urbanistico della città antica. Ho partecipato a tutte le campagne di scavo condotte sull'acropoli (1998-2007) fino alla sua apertura al pubblico, avendo la fortuna di lavorare con colleghi delle università di Pisa, Roma, Milano, L'Aquila, Venezia, Firenze a un grande progetto che ha visto la ricerca unirsi con la futura valorizzazione e fruizione. È stato emozionante: sul grande cantiere scuola di Populonia, dove in alcuni periodi eravamo quasi in 100, siamo cresciuti in tanti e qualcuno di noi ha poi trovato la propria strada». Il golfo di Baratti e Populonia (foto... Il golfo di Baratti e Populonia (foto Fabio Muzzi) E la sua strada qual è? «Sono diventata coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia nel 2008, a un anno dall'ampliamento dell'acropoli. Dalla ricerca sul campo sono passata alla gestione, che non significa trasformarsi in un manager e limitarsi a far di conto, ma utilizzare le proprie competenze e conoscenze per tradurre, restituire e raccontare storie, per organizzare e offrire servizi, per aprire davvero i luoghi della cultura al pubblico, per creare, dentro e fuori dal parco, un senso di appartenenza al territorio e ai suoi beni archeologici. Essere il coordinatore di un parco archeologico implica confrontarsi ogni giorno con il pubblico, severo giudice di ogni nostra azione e decisione, per soddisfarne esigenze, aspettative e richieste, e confrontarsi con il quotidiano di strutture e aree archeologiche dove transitano centinaia di persone». leggi anche: baccanale il titolare "Mancano la sinergia fra gli operatori e la cura della città" "Parlano i titolari del "Baccanale": «Non basta il lavoro, è decisivo coordinarci fra noi. E dare un'immagine migliore" Quali sono le sue mansioni? «In alta stagione, coordino uno staff di dieci persone, impegnate nei servizi al pubblico, quali l'accoglienza e le visite guidate, nelle attività del centro di Archeologia Sperimentale, nella sorveglianza e manutenzione. Sono sotto la mia responsabilità il controllo delle aree archeologiche e dei monumenti, ai fini della conservazione e della tutela, in stretta collaborazione con la Soprintendenza. Partecipo alla redazione e all'attuazione dei nuovi progetti scientifici, finalizzati alla valorizzazione del parco e alla realizzazione di supporti informativi- didattici, alla pubblicazione di materiale editoriale sui parchi». In un lavoro così dinamico e poliedrico c'è sempre bisogno di essere costantemente informati e aggiornati, quale è la sua esperienza? «In questi anni di lavoro intenso non ho trascurato la mia formazione, conseguendo il dottorato di ricerca: a costo di qualche sacrificio, non ho mai smesso di studiare, e di continuare le mie ricerche scientifiche, che interessano naturalmente Populonia, la gestione dei beni culturali, i nuovi media e, per ragioni che non sto qui a raccontarti, l'esercito romano di epoca imperiale, perché credo che sia importante mantenere sempre un legame stretto con la ricerca. Come dice il mio direttore, "si può tutelare e valorizzare solo ciò che si conosce"». Il parco archeologico di Baratti e... Il parco archeologico di Baratti e Populonia (foto Paolo Barlettani) Com'è una giornata nel Parco Archeologico? «Non è facile raccontare la mia giornata come responsabile del parco, oltre 80 ettari di macchia mediterranea affacciata su uno dei golfi più belli e suggestivi d'Italia, dove sono conservati i resti di Populonia (visitata ogni anno da oltre 45.000 persone), l'unica città etrusca sul mare. Questo dice molto dell'antica città, immersa in un territorio la cui storia e il cui destino, anche attuale, si legano indiscutibilmente alle alterne fortune della siderurgia, prima etrusca e poi contemporanea». Il suo sogno per il futuro del Parco? «Immaginare il parco di Baratti e Populonia come sito Unesco mi emoziona e mi stimola nel credere che gli obiettivi più importanti siano ancora da raggiungere e da perseguire in un'ottica inclusiva, allargata e partecipata»
TOSCANA - BARATTI. "Sogno il parco archeologico di Baratti patrimonio dell'Unesco"
Marta Coccoluto, coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Popolonia, parla della sua esperienza e delle sue mansioni. È arrivata nel 1999, quando l'area dell'acropoli era poco più che una selva di piante e rovi. Ha lavorato con colleghi delle università di tutta Italia e ha partecipato a campagne di scavo. Nel 2008 è diventata coordinatrice del parco, dove coordina uno staff di dieci persone e si occupa della conservazione e della tutela delle aree archeologiche. Ha anche partecipato alla redazione e all'attuazione di progetti scientifici e ha pubblicato materiale editoriale sui parchi.
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