GRAZIE A UN PAIO DI EMENDAMENTI AD HOC, IL RENZIANISSIMO CAPO DEL DEMANIO CONTA PIÙ DEI MINISTRI Razionalizzare e accorpare gli uffici pubblici, eliminare gli spazi inutili, curare il patrimonio immobiliare dello Stato, valorizzarlo e, soprattutto, venderlo. Tutte queste competenze, da gennaio, saranno praticamente in capo a un'unica persona: il direttore dell'Agenzia del Demanio, organo del ministero dell'Economia, che da qualche settimana è l'ingegner Roberto Reggi. Se il nome vi dice qualcosa è perché si tratta dell'ex sottosegretario all'Istruzione di Matteo Renzi, nonché capo della sua campagna per le primarie contro Pier Luigi Bersani, oltre che ex sindaco di Piacenza dal 2002 al 2012 (all'epoca, però, era lettiano nel senso di Enrico Letta): sembrava uscito dalle grazie del capo, il nostro, tanto che non era stato nemmeno candidato alle Politiche 2013, ma ora è di nuovo al centro del "Giglio Magico", cioè quel ristretto cerchio di persone con cui il presidente del Consiglio è intenzionato a governare l'Italia. Reggi - che da sottosegretario s'è occupato del programma per l'edilizia scolastica caro a palazzo Chigi (scuolebelle, scuolesicure, eccetera) - ora si ritrova dunque in mano uno dei dossier più importanti e complicati del governo: la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, da cui dovrebbe arrivare - giova ricordarlo - un bel pezzo di quegli 8-10 miliardi l'anno che l'Italia si è impegnata a ricavare dalle privatizzazioni. È andata così. Il ministero dell'Economia aveva voluto nella legge di Stabilità una norma che velocizzasse ulteriormente le procedure di dismissione: non solo si potrà vendere il patrimonio pubblico a "trattativa privata", dice la manovra, ma pure attraverso aste a invito per "investitori qualificati". Ecco, proprio su questo punto sono stati presentati due emendamenti - firmataria Simona Malpezzi, deputata renziana pure lei, che finora s'era occupata solo di scuola (di mestiere fa l'insegnante) - che la commissione Bilancio della Camera ha approvato martedì pomeriggio. In sostanza, vi si stabilisce che "all'Agenzia del demanio è affidato il ruolo di indirizzo e di impulso all'attività di razionalizzazione delle amministrazioni dello Stato, anche mediante la diretta elaborazione di piani di razionalizzazione". Tradotto: decide Reggi cosa, quando e quanto vendere; decide Reggi quali uffici vengono accorpati con altri, quali ristrutturazioni sono necessarie a questo fine, quali edifici vanno liberati per disdire gli affitti. Insomma il ruolo del Demanio, già importante, aumenta esponenzialmente. Per espletarlo, adesso, gli vengono assegnati - oltre ai 20 milioni di cui già dispone - pure tutti i fondi sparsi nei capitoli di spesa dei vari ministeri, compresi quelli che finora avevano conservato competenze autonome sul tema: quelli della Difesa, soprattutto, e dei Beni culturali e persino delle Infrastrutture (a cui rimane un piccolo campo di intervento). Per questo, dicono a Montecitorio, i ministri Pinotti, Franceschini e Lupi non sono proprio felici della decisione delle Camere. "Io sono un tecnico, non un politico", si difese Reggi quando il suo arrivo al Demanio diede il via ad alcune polemiche su una certa pervicacia di Renzi nel nominare suoi amici o fedeli ai posti di comando. Sarà sicuramente così, ma è un dato di cronaca che quella poltrona ora pesa di più pure di parecchi ministeri. Il patrimonio dello Stato (cioè al netto di quello di Regioni, enti locali, Asl, eccetera) vale circa 55 miliardi di euro: 40 in beni strumentali (circa un terzo dei quali potenzialmente "liberabili"), altri 14 almeno non strumentali, 2.500 dei quali - secondo stime dello stesso Demanio - vendibili subito. Da gennaio, signore e padrone di questo vasto reame sarà Roberto Reggi, ingegnere e renziano, nell'ordine si spera.