ROMA. Un decreto legislativo per accertare preventivamente se nel sottosuolo di un'Opera pubblica da costruire sia contenuto un bene archeologico. IL provvedimento è stato varato ieri dal Consiglio dei ministri su proposta di Buttiglione, ministro dei Beni culturali, e in collaborazione con Lunardi, collega delle Infrastrutture, che ha in serito una modifica «ad hoc» all'interno di una legge sulle grandi opere. Si tratta, in pratica, di una nuova procedura di archeologia «preventiva», finalizzat a evitare il blocco dei cantieri, spesso anche molto prolungato nel tempo, ogni qualvolta gli scavi portino alla luce antiche rovine. «Da oggi in poi - spiega Buttiglione - per fare una grande opera, sarà necessario ave re, oltre al certificato d'idoneità ambientale, anche l'ok archeologico. Questo signi fica che bisognerà fare tempestivamente un'indagine, utilizzando la documentazion esistente ed, eventualmente, anche altri strumenti, in modo da sapere prima, con co sti non elevati, cosa si troverà al momento in cui si comincerà a scavare». A seconda delle scoperte, quindi, si potrà decidere se spostare il sito dei lavori al trave, o se inglobare i reperti nell'opera da realizzare. In ogni caso, si riuscirà a tutelar meglio il patrimonio ancora nascosto, limitando i casi di scoperte a sorpresa. Com'è successo, invece, di recente a Torino, sotto i parcheggi di due piazze che han no svelato la presenza di ville romane. Per il neo-ministro dei Beni culturali il provvedimento è la prima «promessa» man tenuta. Motivo di grande soddisfazione, quindi, che anche l'opposizione sembra con dividere. «Può essere una linea d'azione interessante - dichiara Realacci (Margheri ta), presidente onorario di Legambiente - speriamo di avere in Parlamento occasio ni per valutare il decreto nel merito».