Sessanta anni fa si consumò uno dei peggiori crimini contro la cultura, l'arte, la storia in terra iblea. A Chiaramonte Gulfi venne demolita la Chiesa di Santa Caterina. Un tempio medievale che nessuno riuscì a salvare da una fortissima e pressante necessità della comunità montana: fare spazio al nuovo, alla modernità. La decisione dell'amministrazione comunale dell'epoca ebbe l'unanime assenso dei cittadini, felici di fare spazio nella Piazza del paese montano con le strade strette e tortuose. Pazienza se per raggiungere lo scopo si dovette demolire un tempio cristiano, di epoca medievale, con una facciata e decorazioni interne di livello tale da meritare articoli e saggi a firma dei maggiori storici dell'arte italiani. A dire il vero l'assenso non fu unanime. Un cittadino chiaramontano, uno solo, si ribellò a quella decisione, combattendo tre anni di battaglie il cui esito negativo era scontato sin da subito, e ne era cosciente anche lui. Eppure il cittadino non era uno qualunque: Giuseppe Cultrera, archeologo tra i maggiori in Italia, oltre quaranta anni di servizio per lo Stato soprattutto nella funzione di soprintendente, fondatore di musei, e poi ancora amico personale del Re Vittorio Emanuele III che lo considerava il suo consigliere numismatico, ed amico anche di re Gustavo Adolfo di Svezia, con il quale aveva scavato insieme in alcuni siti archeologici negli anni 30 e 40. Insomma, certamente un'autorità nel suo settore e una personalità a dir poco illustre per un paese siciliano di diecimila abitanti (oggi sono ottomila). Eppure il professore Cultrera, dovette alla fine dichiarare sconfitta nonostante l'impegno profuso, i viaggi a Roma al Ministero della Pubblica istruzione (competente in materia, perché il ministero per i beni culturali sarà creato solo nel 1974) e a Catania presso la SOpRINTENDENZA per la Sicilia orientale. La chiesa medievale di Santa Caterina venne ceduta dal Fondo per il Culto al Comune di Chiaramonte, che ne avviò la demolizione, poi interrotta lasciando in piedi solo una pare del transetto e quasi l'intera (e belle, come dimostra la foto dell'archivio di Giovanni Bertucci) facciata bugnata. Successivamente intervenne un privato che comprò l'area nonostante il parere fortemente contrario della SOpRINTENDENZA. Giuseppe Cultrera si era subito allarmato alla notizia della prevista demolizione, già nel 1953, e quando poi, l'anno successivo, entrarono in azione i picconi, fece un ultimo tentativo per salvare, se non la chiesa, almeno la celere facciata, che lui propose di ricostruire all'interno del Giardini comunali, nello spazio antistante il convento dei francescani. L'idea dello studioso fu ritenuta valida dal soprintendente, l'architetto Giaccone, che chiese all'archeologo di predisporre lui stesso una bozza di progetto da rendere esecutivo per il tramite dell'Ufficio tecnico comunale. Giuseppe Cultrera, davanti all'entusiasmo formale ma all'evidente ostruzionismo da parte degli enti pubblici, tentò di giocare anche la carta della "raccomandazione". Si rivolse al suo amico e collega Biagio Pace, per perorare la causa della chiesa. L'archeologo dichiarò infine di abbandonare la contesa, dopo aver costatato che buona parte delle pietre di Santa Caterina erano state trasformate in breccia per la nuova strada per Comiso e che al posto del tempio un suo concittadino aveva costruito un cinema (che poi verrà chiuso e al suo posto, da qualche anno, è una agenzia bancaria). Gli rimase da scrivere un dettagliato documento, oggi alla Biblioteca civica, col quale ha mantenuto la promessa: "Stampo e pubblico un memoriale, nel quale segnalo tutte le responsabilità di un bestiale misfatto: la distruzione di una chiesa interessantissima". 19112014
SICILIA Al posto dell'antica chiesa spuntò un'agenzia bancaria
Nel 1963, a Chiaramonte Gulfi, in Sicilia, venne demolita la Chiesa di Santa Caterina, un tempio medievale con decorazioni e facciata uniche. L'edificio fu demolito per fare spazio al nuovo e alla modernità. Un solo cittadino, Giuseppe Cultrera, archeologo e storico, si oppose alla decisione e combatté per tre anni per salvare la chiesa. Nonostante il suo impegno, la chiesa fu demolita e solo una parte di essa rimase in piedi. Cultrera si arrese e scrisse un documento in cui denunciò le responsabilità della distruzione della chiesa. Oggi, la chiesa è solo una parte di un cinema e un'agenzia bancaria.
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