La battaglia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia prosegue senza sosta con l'obiettivo di allargare il fronte. Il Comitato No Triv, dopo l'assemblea popolare di sabato mattina al mercato ittico, ha definito una strategia comune per le iniziative che verranno intraprese da qui a breve. «La limitata quantità degli idrocarburi estraibili, una ricaduta occupazionale addirittura negativa per i danni arrecati a pesca e turismo - si legge nel documento diffuso stamattina dal comitato - e i rischi, non valutati dalla Valutazione di Impatto Ambientale, connessi a potenziali incidenti rilevanti, hanno costituito il punto di partenza per una discussione che ha toccato molti temi, tra i quali la mancanza di una reale strategia, non solo energetica, per lo sviluppo del territorio». Non è mancato il riferimento all'archeologia marina, ultimamente foriera di scoperte e ritrovamenti grazie al pregevole lavoro del Gruppo archeologicO Finziade diretto da Fabio Amato. «E' stata posta l'attenzione sulla rilevanza del patrimonio archeologicO sommerso e sul fatto che un aumento della quantità di ritrovamenti, possibile anche con la collaborazione della marineria, potrebbe rendere evidente all'opinione pubblica mondiale quale scempio si stia per perpetrare nei confronti di un mare che contiene tracce storiche di valore inestimabile». La grande novità è rappresentata dalla volontà espressa dal comitato di coinvolgere anche le strutture ricettive, soprattutto quelle che hanno un indotto dal comparto ittico. «Sarà avviata una campagna per la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto degli operatori della ristorazione e del turismo - prosegue la nota dei No Triv - e a tal fine si è convenuto di contattare singolarmente tutte le realtà che operano in città per condividere obiettivi e iniziative». In buona sostanza, recependo l'idea lanciata dai pescatori licatesi, il Comitato cercherà di coinvolgere ristoranti e attività commerciali in un'opera di sensibilizzazione finalizzata alla tutela dell'economia dalla minaccia delle trivellazioni che andrebbero ad avere risvolti anche in termini di diminuzione del pescato. «La comunità dei pescatori - è l'allarme lanciato nella nota - ha rimarcato come le trivelle rappresentino una minaccia potenzialmente devastante per la sopravvivenza del comparto. Già la sola realizzazione del gasdotto, infatti, impedirebbe il passaggio delle imbarcazioni. La progressiva scomparsa dei banchi di Posidonia nel tratto tra Licata e Gela e le morie di pesci verificatesi, costituiscono uno degli effetti delle nocività prodotte dalle modalità con cui Eni ha gestito i processi industriali di estrazione e raffinazione». GIUSEPPE CELLURA 19112014